Da una parte il diritto alla sopravvivenza, dall’altro la necessità di fare rispettare le leggi; da una parte l’umana comprensione per chi cerca di portare a casa il pane, dall’altra la tutela di chi lavora in regola pagando le tasse, anche quando sono soffocanti. Come nel nostro Paese. In mezzo il racconto di casi di umana disperazione che in una città come Catania sono all’ordine del giorno.

C’è tutto questo, nelle cronache degli ultimi giorni, che hanno trasformato una normale attività di controllo antiabusivismo dei vigili urbani  – con la reazione dei venditori ambulanti sanzionati, uno dei quali ancora in ospedale in gravi condizioni per le ustioni riportate dopo essersi dato fuoco – nella cartina di tornasole dello stato di disgregazione sociale di questa città.

Perchè in condizioni normali sarebbe, appunto, normale che le autorità preposte all’ordine lo facciano rispettare, nell’indifferenza della città stessa trattandosi di un’attività ovvia. Se, come è capitato, diventa argomento che anima il dibattito, con i cittadini che si dividono tra chi invoca clemenza per padri famiglia in difficoltà e chi rimane inflessibile nel rispetto di altri padri di famiglia, quelli che ogni mattina alzano una saracinesca, pagano stipendi e staccano ricevute e scontrini, è perché Catania è una città sprofondata nella crisi e accartocciata su sé stessa.

Dove il dovere di stare dentro la legalità viene percepito come un muro alto da scalare per chi ha poco ed è disposto a tutto pur di tenerselo stretto. Pietà e senso di immedesimazione sono sentimenti che è difficile non provare, di fronte a casi del genere. Ma come conciliarli con l’obbligo di tutelare, e quindi rispettare, chi riesce a starci, dentro la legalità?  Magari con enorme fatica? Per i quali l’ambulante che stazione dall’altro lato della strada vendendo la sua uva a dieci centesimi al chilo in meno diventa il nemico che mette in pericolo il pane dei tuoi figli, fatti di tanti dieci centesimi racimolati con fatica al termine della giornata?

Trovarsi di fronte ad una simile alternative, la dice lunga sulla gravità del momento che stiamo vivendo. Nessuno ha la bacchetta magica per venirne fuori e nell’attesa, consapevoli che altre situazioni come quelle vissute negli ultimi giorni si ripeteranno – il potere di emulazione della disperazione è, purtroppo, fortissimo- non rimane che affidarsi al buon senso. Quello non misurabile secondo criteri precisi ma affidato al senso di umanità, e di comprensione, che riposano nella coscienza di ciascuno di noi.