Per ora lo scontro si è limitato a feroci botta e risposta sul web, ma l’avvio del nuovo anno scolastico, il primo sotto l’egida della riforma del governo Renzi, si preannuncia infuocato.

Nei giorni scorsi i precari della scuola hanno bersagliato di mail il Pd e lo stesso sottosegretario Davide Faraone che ieri ha risposto a tono ai messaggi giunti anche nella sua casella di posta elettronica.

In particolare al parlamentare palermitano non è andato giù quel ‘deportazione’ adoperato nelle mail per definire i trasferimenti dei precari nelle sedi che dovrebbero garantire loro l’agognata cattedra. Faraone ha spiegato che il verbo in questione è stato usato “per parlare di 160 mila precari assunti con posto fisso e garantito nello Stato” e nel suo post su facebook ha aggiunto che “moltissimi dei docenti delle Gae, che ora strillano, avrebbero aspettato decenni per entrare di ruolo nella loro provincia o forse non sarebbero entrati mai”.

La questione, come è noto, è legata al gran numero di precari storici che si trovano al Sud dove, al contrario del Settentrione, stanno diminuendo studenti e quindi classi.

La Sicilia in particolare – assieme alla Campania – è la regione che vanta il maggior numero di docenti in attesa di una stabilizzazione, quindi si spiega così anche la replica piccata del Coordinamento Itp Sicilia al sottosegretario.

“Fa da amplificatore – si legge su fb – alla propaganda di un regime che si allea con quel 10% degli italiani che detengono la ricchezza nel nostro Paese, a danno del popolo italiano, ma soprattutto contro i suoi conterranei. I posti al Sud ci sono, solo che si vuol fare apparire che non ci sono, infatti, tantissimi docenti lavorano da più di 15 anni e chi da oltre 20 anni. Fra l’altro, nega il fatto evidente che questa legge favorisce i più giovani, ledendo gli interessi e i diritti di chi dopo tanti sacrifici ha maturato un notevole punteggio e per forza di cose non è più giovane. Spostare circa 7.000 famiglie dal Sud al Nord è un esodo che non può essere mistificato, né nascosto”.

Inoltre, secondo quanto sostengono diverse organizzazioni e vari gruppi spontanei nati soprattutto sui social network, l’eventuale trasferimento di migliaia di docenti al Nord avrebbe anche delle ripercussioni sull’economia del mezzogiorno: si tratta di famiglie che vivono e spendono al Sud le quali, oltre a cambiare in corsa le proprie abitudini (molti hanno più di 40 anni), se dovessero accettare la destinazione proposta dal Miur porterebbero comunque capitali altrove.

Anche per approfondire questo punto, nei giorni scorsi, varie sigle (Docenti Scuola Pubblica – regione Sicilia, Coordinamento ITP – Sicilia, Collettivo Insegnanti Siciliani associati al CUNSIA) hanno chiesto al governatore Rosario Crocetta un incontro affinché sollevi presso la Corte costituzionale la questione di legittimità contro la ‘Buona Scuola’. La stessa iniziativa è stata intrapresa in Calabria, Puglia e addirittura in Veneto con un ricorso presentato dai 5Stelle.

Organizzazioni e formazioni politiche ritengono che la legge sulla scuola promossa dal governo Renzi sarebbe in contrasto con l’art. 3 della Carta: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. La battaglia a colpi di carta bollata è solo all’inizio e anche gli enti locali, fra cui il Consiglio comunale di Aci Castello, hanno chiesto che la legge 107 venga rimodulata.

Intanto la prossima settimana sarà determinante per il destino di molti docenti precari. Si tratta degli insegnanti che rientrano nella cosiddetta fase b del piano straordinario di immissioni in ruolo ai quali sarà assegnato l’ambito territoriale.

Certamente non mancheranno i ricorsi, mentre appare scontato un avvio di anno scolastico fra le polemiche con le proteste che probabilmente varcheranno i confini del web.