Manca il regolamento regionale e vengono bloccati i 500 mila euro destinati dalle Cantine Settesoli alla sponsorizzazione del parco archeologico di Selinunte. Risorse che sarebbero state investite in restauri.

Si tratta di un progetto che non ha mai visto la luce che, secondo la Settesoli, sarebbe stato ostacolato ripetutamente dalla burocrazia siciliana nonostante fosse a costo zero per la Regione Sicilia e a totale beneficio per lo stato e per lo sviluppo turistico del territorio.

“Da più di un anno tentiamo di aiutare lo Stato nel restauro dei Templi di Selinunte. Siamo la più grande azienda vinicola della Sicilia, siamo una cooperativa di 2.000 famiglie che coltivano 6.000 ettari di vigneto. I templi si trovano nel nostro territorio, da più di un anno abbiamo tentato di finalizzare un bel progetto di sponsorizzazione con l’obiettivo di raccogliere 500 mila euro per restaurare questo bene pubblico. Non ci siamo riusciti, la burocrazia non vuole!” – è questo l’appello di Vito Varvaro, Presidente di Cantine Settesoli – che prosegue “per questo abbiamo deciso di produrre un accurato Dossier di documentazione e di denuncia dell’iter burocratico a cui si è dovuta sottoporre la nostra azienda e di renderlo di pubblico dominio alla stampa e al Ministero dei Beni Culturali. Al fondo, resta la frustrazione per il blocco di una buona iniziativa privata a sostegno della cultura siciliana a costo zero per le casse della Regione”.

L’azienda vinicola si è imbattuta quidni in un iter burocratico, che ha visto in meno di un anno, tre cambi di orientamento da parte dell’assessorato Beni Culturali della Regione Sicilia. Nell’estate del 2014 Cantine Settesoli avvia il progetto di sostenere il “Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa” volto alla sponsorizzazione integrata con il fund raising, che prevede una donazione iniziale da parte della cantina e una raccolta fondi da destinare ad interventi di manutenzione e/o restauro e/o valorizzazione su beni del Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa. Obiettivo del progetto è raccogliere minimo 500.000 € e aumentare la conoscenza di Selinunte tra i turisti italiani.

Da allora si sussegue una serie di incontri con la direzione del Parco archeologico e l’assessorato ai Beni Culturali della Sicilia con approvazioni preliminari di massima sconfessate da continui cambi di orientamento che costringono a ripetute revisioni e invii della proposta di sponsorizzazione. Fino all’ultimo colpo di scena, il 15 ottobre, quando l’assessorato ai Beni culturali comunica che si ritiene necessaria l’emanazione di un regolamento regionale (con tempi non definiti) per regolare le sponsorizzazioni in Sicilia.

A fine ottobre, vista la situazione, l’azienda decide di portare a conoscenza del ministero dei Beni Culturali e della stampa la storia del progetto “Settesoli sostiene Selinunte”.

Il caso di malaburocrazia è stato commentato dal sottosegretarioa ll’Istruzione, Davide Faraone: “Ho sentito telefonicamente Vito Varvaro per esprimergli tutta la sua vicinanza e ho preso con lui l’impegno di aiutarlo a risolvere la situazione. E l’ho fatto perché credo, come ho più volte ribadito, che si debbano dare ai maggiori siti museali o archeologici, riuniti e riorganizzati, l’autonomia gestionale–amministrativa necessaria per evitare che eventi come questo accadano. Se il parco di Selinunte avesse avuto una sua autonomia a quest’ora le cantine Settesoli avrebbero già da tempo finanziato il parco”.

“È finito – aggiunge Faraone – il tempo dei musei legati a impalcature burocratiche folli, impossibilitati a gestire con tempi, modi e approcci efficaci per le loro attività. Dobbiamo liberare i beni culturali da questa gabbia. Il patrimonio siciliano – conclude il Sottosegretario – deve diventare un polo attrattivo per i turisti e le nostre eccellenze devono innescare ricadute economiche sul territorio”.