Tutto comincia con una denuncia: quella che il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti presenta alla Digos perché teme per la propria incolumità. Del resto la squadra va male, malissimo e lui vuol correre ai ripari per evitare lo spettro della Lega Pro. Ma in pochi avrebbero immaginato che la ‘medicina’ da adoperare era una sorta di doping.

La ‘cura’ inizia, dopo l’ennesima sconfitta, quella a Chiavari contro l’Entella, che fa sprofondare il Catania nei bassifondi della classifica, così si pensa ai ‘treni’ cioè ai calciatori da ‘avvicinare’ per aggiustare i risultati.

Sarebbero almeno 5 le ‘partite sistemate’, mentre una sesta è ancora sotto la lente di ingrandimento della magistratura etnea. Cinque, quanti sono i calciatori finiti sotto inchiesta, mentre Pulvirenti, l’ad rossazzurro Pablo Cosentino, l’ex ds Daniele Delli Carri e i procuratori sportivi Fernando Arbotti e Pietro Di Luzio assieme ai gestori di scommesse Giovanni Impellizzeri e Fabrizio Milozzi si trovano agli arresti domiciliari.

Durante le conversazioni telefoniche gli indagati utilizzavano un codice ben preciso: ‘il magistrato’ era il presidente Pulvirenti, ‘l’udienza o la causa’ era l’incontro di calcio, ‘la tariffa o la parcella dell’avvocato’ era il prezzo per al corruzione del calciatore, ‘il treno’ era il calciatore e ‘l’orario del treno o il binario’ era il numero di maglia del calciatore.

E’ in una delle intercettazioni che il presidente del Catania, Pulvirenti parla con l’ex ds Delli Carri.

“Novità?”, chiede il presidente.

“Qualcosa sì, però non posso dire niente adesso c’è un treno alle 15…”, risponde Delli Carri.

Pulvirenti: “E l’altro?”

Delli Carri: “Ce ne sono altri due però,

Pulvirenti: “Tienimi informato…”

I giocatori avrebbero ricevuto, in media, 10 mila euro ciascuno.

Gli investigatori della Digos e della polizia postale, attraverso l’intercettazione di numerose conversazioni hanno analizzato il modus operandi nell’ alterare fraudolentemente il risultato degli incontri di calcio del Catania validi per il campionato di ‘Serie B’, con conseguente vittoria del Catania.

Con il Catania in crisi, i vertici della società Pulvirenti, Cosentino e Delli Carri hanno preso contatto con gli altri indagati per realizzare per favorire le vittorie della squadra etnea negli incontri di calcio che si sarebbero disputati da quel momento in poi.

L’associazione a delinquere avrebbe goduto di consistenti risorse economiche e finanziarie messe a disposizione da Gianluca Impellizzeri, utilizzate per pagare i favori dei partecipanti alle manifestazioni sportive, risorse umane, contatti e rapporti di conoscenza vantati da Arbotti per individuare ed avvicinare i calciatori ritenuti disposti a offrire le loro prestazioni in cambio di un’offerta o promessa di denaro.

Intanto il professore Giovanni Grasso, legale di Antonino Pulvirenti, in una nota fa sapere che il presidente si dice “estraneo” alle accuse contestate e “certo di potere dimostrare la totale estraneità ai fatti” e di avere “massima fiducia nella magistratura”.