Non tutti gli organi di informazione hanno dato il giusto risalto ai cori della tifoseria veronese al Renzo Barbera. Non si tratta di appellarsi ad un puritanesimo di circostanza, ma si è trattato di un comportamento da condannare senza se e senza ma!

La fama della tifoseria scaligera è da sempre tristemente nota, ma stavolta va sottolineato qualche ulteriore elemento di riflessione.

Mentre in campo si giocava un buon calcio anche per merito di un discreto Verona, sugli spalti del settore ospiti si giocava un’altra partita a cui la tifoseria rosanero ha avuto il merito di sottrarsi, limitandosi all’ordinaria ironia verso gli avversari.

“Quanto puzzate, Palermo quanto puzzate” cantavano gli ultras veronesi non tralasciando di arrivare al vilipendio nei confronti del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invocato con l’immancabile aggettivo riservato agli uomini del sud, vale a dire “terrone”.ù

Nei cori non è mancato alcun accento razzista e nessuna espressione di questa sottocultura che offende il calcio e la poesia delle vere e sane passioni dello sport.

Quelle parole anche se talmente offensive, da suscitare indignazione tra i tifosi rosanero presenti al Barbera, in una domenica gelata, non hanno fermato però la corsa di un Palermo sempre più convincente.

Dybala ha continuato a mostrare la bellezza del calcio, insieme al talento puro di Vazquez e al nuovo canto del gallo Belotti. Un bel Palermo che ha ripagato la civiltà del tifo rosanero insultato nelle sue radici più profonde.

La partita si è conclusa con una vittoria meritata ottenuta come sempre con il cuore, tra le mura del fortino Renzo Barbera.

Mancano dieci punti alla salvezza matematica, ma a questo punto ci sono tutte le condizioni per divertirsi e provare ad alzare l’asticella degli obiettivi.

Per nulla turbati dall’inciviltà di spalti che fanno male allo sport, i “terroni” hanno continuato il loro volo e a differenza del Verona possono sognare l’Europa.

Malgrado tutto il calcio rimane poesia.