Non ha lo smalto di sempre ma Giancarlo Cancelleri, leader del Movimento 5 Stelle in Sicilia, non si lascia abbattere dal risultato del voto alle elezioni europee che consegnano al partito dei grillini un consenso del 26.30% contro il 33,61 del Partito democratico.

Che è successo Cancelleri? I sondaggi e il sentiment generale vi davano abbondantemente sopra al Pd in Sicilia. Lo pensavate anche voi, no?

Sì, ma io vorrei provare a rileggere i dati elettorali. In Sicilia c’è il Pd al 34 e il M5s al 26. Bene, io dico che noi siamo  comunque il primo partito dell’Isola. Come, mi chiederete? All’interno del Pd ci sono forze politiche che hanno portato voti al calderone generale. C’è  il Megafono, vuoi che non valga un 5%, c’è Articolo 4. I Drs, che facciamo, non li contiamo? Insomma mi domando: sicuri che il Pd valga il consenso che ha preso? No. La vostra collega giornalista che è stata eletta è creatura di Lino Leanza non del Pd. Sicuri che è stata votata dai Democratici?

Lei attribuisce un peso specifico ad ogni componente interna al Pd. Sono dati e percentuali sicure o va un po’ a naso? Intendo dire è sicuro che tolte le percentuali di voto che attribuisce a Megafono, Articolo 4 e Drs, il Pd sia sotto di voi?

Ne sono sicuro e alle prossime elezioni, di qualunque tipo e natura, regionali o amministrative, quando si andranno a spacchettare nuovamente voglio vedere il risultato.

Beh, però ci sono i risultati delle amministrative che favoriscono comunque il centrosinistra. Anche a Caltanissetta dove il vostro candidato ha preso il 10% contro il 46 del candidato Pd e della coalizione.

Guardi: io sono sempre convinto che quello che semini raccogli. Evidentemente a Caltanissetta abbiamo sbagliato semina. Anche lì, io faccio una valutazione politica normale, non mi rallegro né mi deprimo. Anzi prendo per buono il risultato: al Comune non avevamo nessuno e adesso infiliamo due-tre consiglieri a seconda del calcolo in corso sulla ripartizione dei posti in Consiglio. Valuteremo da qui le nostre iniziative in quel Comune. Però una cosa voglio dire a chi scrive che ho perso a Caltanissetta. La visione del nostro movimento non è feudale: io sono un deputato regionale e mi occupo della Sicilia non dell’orticello di Caltanissetta al contrario di altri. Oggi viene osannato il collega dell’Ars, Giancarlo Miccichè perché l’Udc è il primo partito al Comune: lui è sempre qui, si occupa di Caltanissetta, non manca mai, io mi occupo di tutta la Sicilia.

Torniamo al risultato delle europee, lei è propositivo ma il suo Movimento sembra aver accusato il colpo.

E non è giusto: il M5S ha preso il 21% dei voti, quasi 6 milioni di elettori e siamo sempre il secondo partito.

Ma anche Grillo è depresso. Prende il malox.

Il video che ha fatto è divertente. Ritorneremo piano piano oltre al fatto che siamo impegnati in alcuni ballottaggi importanti: a Livorno dove da trent’anni non si andava al ballottaggio, a Modena e in Sicilia a Bagheria.

Torniamo alle cose siciliane. Il Pd vince e subito riaccende la miccia dello scontro con il governatore. E’ un impasse che sarà risolta secondo lei? O passata la buriana, torneranno i rapporti difficili e conflittuali di sempre ma senza soluzione?

Io non so che intenzioni abbiano queste persone, cosa vogliono fare da grandi, non mi va di prendere difese dell’uno o dell’altro perché sono entrambi indifendibili. Parto da un dato vero: ci siamo insediati all’Ars il 5 dicembre 2012. Da febbraio-marzo dell’anno successivo sono cominciate le liti per gli assessorati e da allora non hanno più smesso. Che si sbrighino, capiscano cosa vogliono fare, ricompattino la maggioranza, vadano avanti oppure andiamo a rivotare.

Lei, su Facebook, un mese fa ha lanciato un appello anche ai suoi. Un messaggio del genere: non abbiamo posizioni di rendita da preservare. Quindi sembrava pronto a lanciare una nuova e più forte campagna per la sfiducia. Il clima all’Ars le sembra propenso?

La gente sì, oltre l 50% dei siciliani che non va a votare, la restante parte che vota in maniera disomogenea. Quanto ai partiti presenti all’Ars, no. Per nulla. Alla destra non interessa andare a votare. Al più possono mettere nero su bianco quattro firme in calce alla mozione di sfiducia per farla presentare ma non la voterebbero. E presentare una mozione che poi viene bocciata serve solo a rafforzare il governo Crocetta.

E quindi secondo lei come si risolve?

Il problema è interno alla maggioranza: sono degli irresponsabili. Tutti, governo e maggioranza e dalla maggioranza non escludo nemmeno l’Udc. Finirà con una spartizione di posti di sottogoverno dati a qualcuno come contentino. Adesso si metteranno all’opera i pontieri, i mediatori, che cercheranno di far fare pace a Crocetta e al Pd e poi si caleranno le braghe perché sanno che andare a votare adesso significherebbe una disfatta totale. Sono convinto che non hanno il coraggio per andare all’opposizione.

Oggi riprende l’attività d’aula.

E dobbiamo discutere ancora del provvedimento salvastipendi. Io credo che passerà. Ma vi rendere conto che da sei mesi il Parlamento è bloccato? Non abbiamo fatto una legge, nemmeno una.