La Fiom ribadisce il suo no alla cassa integrazione di 160 operai della Fincantieri di Palermo e contesta i risultati del referendum indetto tra i lavoratori, e proclama uno sciopero di 4 ore a fine turno per domani e uno sciopero di 8 ore per sabato, chiedendo a gran voce che siano destinate lavorazioni di navi allo stabilimento di Palermo.

In particolare la Fiom contesta l’interpretazione fornita da Fim Cisl e Uilm Uil: “Apprendiamo dalle dichiarazioni di Fim e Uilm che i lavoratori del Cantiere navale di Palermo avrebbero scelto ‘volontariamente’ di andare in cassa integrazione. I fatti, però, a nostro avviso sono diversi. In questi giorni, nelle assemblee e anche individualmente, abbiamo ascoltato ben oltre il 50 per cento dei 300 operai e capi prodotto che, ribadiamo, saranno gli unici a essere coinvolti dalla cassa. Il no che ne è emerso è stato totale”, afferma il segretario della Fiom di Palermo Angela Biondi, a proposito del dato emerso dall”inusuale’ referendum di Fim Cisl e Uilm Uil, che ha di fatto avallato un processo aziendale al buio”.

La Fiom annuncia lo scipero in seguito alle assemblee svolte con i lavoratori, durante le quali è stato registrato il totale dissenso verso la riproposizione della cassa integrazione da parte dell’azienda, nonostante la stessa Fincantieri abbia affermato di avere ordini che possono saturare i cantieri fino al 2025. La Fiom, quindi, al tavolo convocato sabato a Confindustria non avallerà con la propria firma la scelta della cassa integrazione ma risponde con uno sciopero di due giorni, per chiedere all’azienda di fare marcia indietro.

Tra l’altro l’azienda, in maniera unilaterale e senza aspettare l’esito della trattativa ieri, in pieno referendum, ha già avvisato i lavoratori scegliendo di fatto chi andrà in cassa a partire dalla prossima settimana. “Riteniamo affidabile il nostro dato, seppure espresso fuori da un’urna, se non altro perché quegli stessi lavoratori che hanno partecipato alle assemblee hanno rinunciato ad un’ora di retribuzione per avere la possibilità di ascoltare le nostre ragioni ed esprimersi di conseguenza”, aggiunge Angela Biondi.

La Fiom giudica il referendum fatto da Fim e Uilm “debole” nel percorso e nel risultato. “Innanzitutto non comprendiamo la scelta di far votare anche gli oltre 150 lavoratori che non saranno coinvolti dalla cassa nemmeno per un minuto e poi, stando ai numeri, se ha votato quasi il 56% degli “aventi diritto”, i 201 sì corrispondono a meno del 44% della platea. Quindi il 56% dei lavoratori ha detto no o votando o, come a noi risulta dalle assemblee, non votando perché hanno ritenuto strumentale il quesito. Non capiamo come si possa, anche alla luce di questi risultati, affermare di avere il consenso dei lavoratori del cantiere di Palermo”.

Da qui la decisione della Rsu Fiom del Cantiere Navale di proclamare lo sciopero contro la cig. “Siamo fortemente convinti che il nostro stabilimento sia in grado di affrontare, come ampiamente dimostrato fino ad oggi, qualsiasi tipo di lavorazione. Non capiamo quindi perché Fincantieri abbia deciso di utilizzare nuovamente l’ammortizzatore sociale – dichiara la Rsu Fiom di Fincantieri Palermo – La posizione della Fiom è stata chiara e coerente fin dall’inizio, già ad aprile, e anche in sede di rinnovo del contratto integrativo abbiamo lanciato l’allarme sullo scarico di lavoro che ci sarebbe stato a novembre. La nostra posizione è stata anche accompagnata da scioperi e mobilitazione per chiedere una ripartizione equa dei carichi di lavoro in tutti i cantieri. Fincantieri invece in barba ai sacrifici fatti dai lavoratori con i turni 6×6 e agli impegni assunti, ha ignorato le nostre richieste e avviato le procedure di cig”.