Le carceri sono piene, e questo ormai è risaputo.

Quello che non si sa o forse si fa finta di non sapere, è l’alto numero di casi di suicidio che avvengono dietro le sbarre.

Le cause sono da ricercare principalmente nell’ambiente carcerario e dalle condizioni in cui vengono lasciati i detenuti. Aumentano i casi di suicdio, specie nelle carceri sovraffollate.

La soluzione non è certo quella del famigerato indulto… Anzi, l’Italia ha bisogno di una rivoluzione penale che consenta al popolo di respirare a pieni polmoni, senza temere ritorsioni varie da parte di assassini usciti fuori per le solite inefficienze leggifere.

Come può dunque la certezza della pena, garantire una maggior attenzione alle esigenze del carcerato?

Probabilmente può, perché il carcere nella maggior parte dei casi è un luogo che ospita anche innocenti.

È  il caso di Marco (nome di fantasia) di Enna. Lui è l’esempio di chi è sotto regime carcerario durissimo (il 41 bis) senza che il suo processo abbia visto ancora la sentenza di primo grado.

Per i suoi familiari è dura. Nonostante portino prove certe della innocenza del proprio parente, il Giudice rigetta ogni prova a sua discolpa, ritenendolo chissà quale criminale. Ora Marco è rinchiuso in un carcere che ospita e ha ospitato i più spietati boss di Camorra, N’drangheta, Sacra Corona Unita e Mafia. Qualora Marco non fosse il mafioso che dicono, la sua vita sarebbe comunque segnata da un regime carcerario incredibilmente lacerante.

È il caso di Pippo (altro nome di fantasia) di Piazza Armerina. Accusato di un omicidio commissionato dal boss di Piazza e per il quale il povero Pippo è stato tirato in ballo dai veri assassini per discolparsi a loro volta.

La loro strategia era ben studiata. Pippo vive da solo e nessuno poteva garantire per lui un alibi di ferro, a differenza dei due assassini. Per fortuna qui la verità è venuta a galla, ma il povero Pippo ha comunque vissuto mesi in carcere senza avere alcuna colpa.

Come Pippo e Marco così tante altre persone. E aumentano purtroppo i suicidi in carcere (39 da inizio 2010) e gli episodi di evasioni, proteste e violenze varie.

Nel giro di cinque giorni, tra il 10 e il 15 luglio due episodi assurdi avvenuti al carcere di Enna. Prima una bombola di gas, regolarmente autorizzata dal penitenziario, ha ferito tre detenuti (uno ha riportato ustioni di primo e secondo grado) in una cella che ne ospitava contemporaneamente sette. Poi un carcerato che cade dal letto a castello battendo violentemente il capo, riportando un taglio a cui è stato necessario porre rimedio con punti di sutura.

Qualche mese fa, causa nubifragi e piogge, lo stesso carcere del capoluogo veniva allagato e l’area interessata sfollata, mentre uno dei muri perimetrali a rischio crollo per infiltrazioni d’acqua.

A questi si aggiungono i numerosi casi di suicidio che interessano molto da vicino la Sicilia e i detenuti siciliani. Non più tardi di quattro giorni fa (il 27 luglio) un uomo si è impiccato all’interno della sua cella a Siracusa. Aveva già tentato qualcosa del genere, ingerendo delle lamette.

A rischio anche i carcerieri. Tanti gli Agenti della Penitenziaria oggetto di violenze. Alcuni addirittura si suicidano proprio come chi nel carcere è rinchiuso.

Se da una parte si chiede la certezza della pena, da un’altra si chiede maggior attenzione alle esigenze dei carcerati e delle loro famiglie. L’Italia non è la Cina e Roma non è Pyongyang!

Episodi come quelli citati rischiano di rovinare gente come Marco e Pippo, innocenti fino a prova contraria!