Cassa integrazione, cronaca di un disastro in Sicilia. Sono quasi 27.500 i lavoratori complessivamente in cassa integrazione a marzo, quasi il doppio rispetto a febbraio. Che sia ordinaria, straordinaria o in deroga la Cassa integrazione dimostra un crescente disagio, una economia ferma e problemi molto seri per la tenuta del sistema. Il ricorso a questi ammortizzatori sociali è cresciuto talmente tanto negli ultimi mesi da rischiare di far saltare il banco con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare sul piano della pace sociale già difficile da mantenere nel contesto siciliano.

Rispetto ai primi tre mesi del 2012, quando sono state autorizzate 9.640.839 ore di cassa integrazione, quest’anno siamo già a quota 10.135.093 ma l’incremento è stato così repentino da far temere che la differenza possa essere a fine anno ben più marcata. Basti pensare che in Sicilia a marzo sono state autorizzate 4.839.882 ore di casa integrazione rispetto alle 2.239.850 di febbraio. Se quella straordinaria è raddoppiata, quella in deroga è addirittura decuplicata passando da 210.678 a 1.905.615.

Sono i numeri forniti dalla Uiltucs Uil, che evidenzia come nel complesso le stime parlano di raddoppio dei cassintegrati fra febbraio e marzo: 13.176 lavoratori in cassa integrazione a febbraio mentre a marzo 28.470.

Ma il taglio delle risorse ha visto alcune categorie di lavoratori, soprattutto chi beneficiava del sussidio da più tempo, restare escluse dagli accordi.

Per il segretario della Uiltucs Uil Sicilia, Pietro La Torre, l’intesa con Roma va rivista: “Le numerose esclusioni che si sono realizzate – aggiunge – a causa dei cambiamenti introdotti con l’ultimo accordo, vanno riprotette, evidentemente utilizzando il dovuto equilibrio nella valutazione delle crisi aziendali e della capacità effettiva di riassorbimento dei lavoratori in attività produttive. La materia degli ammortizzatori sociali – prosegue La Torre – dovrà prevedere meccanismi di utilizzo produttivo dei lavoratori oggetto di intervento. Il Paese non può permettersi costi improduttivi, tutte le parti sociali devono quindi trovare la capacità di realizzare un accordo su tale delicata materia”.

In Sicilia è il settore dell’industria a pagarne le conseguenze con 2.558.552 ore autorizzate a marzo, seguito dal commercio a quota 1.741.195. Tra le province Palermo è la più colpita dalla crisi con 3.233.378 ore autorizzate nei primi tre mesi dell’anno (lo scorso anno furono 4.771.372). Segue Catania con 1.867.114 (contro il dato di 1.322.031 del 2012). Ad Agrigento invece la situazione è precipitata: dalle 284.704 ore autorizzate tra gennaio e marzo 2012 si è passati a 726.211 ore. Male anche a Caltanissetta, passata da 282.132 ore a circa 503 mila e a Ragusa (265.735 nel 2012 contro 364.178 del 2013) e Siracusa (un milione e 300 mila ore nel 2012, quasi un milione e 700 mila nel 2013).

La situazione è comunque critica in tutto il Mezzogiorno, dove nel primo trimestre del 2012 erano state autorizzate 53.264.059 ore di cig, mentre quest’anno siamo già a quota 60.518.497.

 

mav