Finita l’occupazione al liceo Nicola Spedalieri di Catania, gli studenti tornano sui banchi in autogestione con assemblea e presidi alternati alle normali ore di lezione.

Hanno protestato per difendere il diritto allo studio e per avere spazi di agibilità e confronto democratici. L’iniziativa è stata attivata anche contro il Ddl Carrozza di riforma scolastica e i tagli ai fondi per le scuola.

Il rappresentante di istituto, Paolo Barone, spiega come si sono organizzati per gestire la loro ‘piccola rivoluzione’.

L’occupazione prima – “Abbiamo occupato la scuola – ha detto il rappresentante degli studenti – sia per motivi interni che esterni alla scuola. Per una maggiore considerazione dei nostri diritti, spesso trascurati, come la concessione di un’aula autogestita permanente, un’assemblea d’istituto pomeridiana, la messa in regola delle strutture interne al nostro istituto come l’auditorium. Vogliamo una scuola a norma di studente; tutto si aggancia ad una settimana di protesta internazionale che mobilizzerà tutti gli studenti”.

L’autogestione dopo – “Dopo un confronto diretto prima con dei referenti del personale Ata e dei docenti e poi proprio con il preside che è stato invitato in assemblea nei due giorni di ‘occupazione, dimostrando da parte nostra una certa apertura e dopo che il Preside stesso ha accettato le condizioni poste da noi occupanti, lo Spedalieri sarà co-gestito sino al termine della settimana”.

Le attività che si leggono sul programma sono tutte svolte da studenti o c’è qualche persona esterna alla scuola?  “Sono state gestite solo da noi studenti. Aule studio, cineforum, music forum, caffè letterario, dibattiti sulle tematiche attuali”.

E i professori cosa dicono?  “Fino a quando non passerà il messaggio che noi studenti condividiamo con i nostri docenti le stesse lotte e la stessa rabbia, un dialogo con loro risulterà sterile quanto impensabile. Per fortuna molti professori si sono schierati dalla nostra parte o quantomeno hanno provato a capire le nostre motivazioni”.

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