Il Catania saluta la Serie A con le immagini del Dall’Ara di Bologna: Maurizio Pellegrino sotto la curva dei supporter rossazzurri e i giocatori che regalano le maglie dell’ultima uscita nel massimo campionato. Aveva chiesto professionalità, Pellegrino, ed è stato accontentato.

Il giovane allenatore, chiamato dopo Maran-De Canio-Maran, è stato capace di riaccendere la speranza quando tutto sembrava perduto, certo non va dimenticata la pagina nera di Verona, ma i numeri sono chiari: 3 vittorie e 2 sconfitte e una partita ancora da giocare. Pellegrino, da ex giocatore del Catania, ha avuto probabilmente il merito di far capire più di altri quanto sia ‘pesante’ quella maglia che non ha vinto mai scudetti o coppe internazionali, ma che dalle parti dell’Etna vale tanto, tantissimo.

A conti fatti questa è la prima retrocessione dopo 27 anni ed è logico chiedersi come risponderà la città . La storia insegna che nei momenti più difficili Catania ha saputo rispondere al meglio, presentandosi unita e coesa: i campi dei dilettanti se li ricordano in tanti da queste parti, una traversata nel deserto che avrebbe sfiancato chiunque e la Serie B, così, da questa prospettiva, appare meno amara. Unità e gruppo, certo, ma senza fare sconti sulle responsabilità della situazione che si è venuta a creare durante questa stagione sciagurata.

Certamente sarà un campionato interminabile, dove le squadre non sono 20 bensì 22, dove le pause natalizie e pasquali quasi non esistono, dove si gioca in continuazione e in campi da “Lega pro”, dove le risorse a disposizione sono meno della metà di quelle finora incassate e la visibilità mediatica nazionale quasi inesistente.

E poi c’è quella regola non scritta che dice quanti non riescono ad ottenere il ritorno in Serie A in un solo anno, spesso rischiano i restare impantanati per molto tempo in Cadetteria o peggio di sparire completamente. E’ chiaro che occorre immedesimarsi subito nella nuova dimensione che solitamente non consente di tenere i grandi campioni in rosa, per questioni di ingaggio e di mentalità e in cui è necessario dare spazio ai giovani.

Catania starà a guardare le scelte del neo amministratore delegato Pablo Cosentino: se continuerà a seguire la stessa politica di mercato mantenendo lo “zoccolo argentino” in rosa o se si deciderà di dare spazio ai giovani a quel vivaio rossazzurro curato proprio da Maurizio Pellegrino. Chissà.