C’è molta confusione nella gente. Su tanti temi, ma in particolare su qual è la differenza fra essere musulmano ed essere integralista. E su questa confusione si innesta la proposta, avanzata oggi, del deputato nazionale del Pdl Simona Vicari. Che dice:

“Intervenire sul comitato per l’Islam italiano del Viminale affinché velocizzi l’iter per aprire l’albo degli Imam e avvii un censimento delle moschee in Italia“.

Lo spunto per la parlamentare è stato fornito dal delitto di Novi, l’appello è rivolto al ministro dell’Interno Roberto Maroni. La Vicari si è associata all’appello della deputata del Pdl Souad Sbai.

“Chi compie violenze contro le donne e addirittura pensa di disporre della loro vita – ha detto la senatrice – non deve trovare accoglienza nel nostro Paese”.

Cosa è accaduto? A Novi di Modena una donna pakistana, Begm Shenz, è stata brutalmente assassinata dal marito per difendere la figlia da un matrimonio imposto dal padre, “frutto – ha rilevato Vicari – di un’integrazione mancata” con la cultura italiana.

Pare un’argomentazione ineccepibile. Però. Eh, sì. C’è, secondo me, un dubbio, che nasce dalla assoluta convinzione che ognuno debba avere la libertà di professare il proprio credo religioso. E che confondere l’Islam con certe frange estremiste che vogliono imporre un modello teocratico che disprezzi la vita, l’importanza del ruolo della donna nella società, i diritti umani, è un errore.

Si dimentica che il radicalismo religioso, che è tanto forte quanto minoritario nelle società islamich, non si combatte con i “censimenti” e le ghettizzazioni che ne possono seguire. Come si può combattere? Col sostegno ai musulmani moderati e ai loro diritti di “fedeli”.

Un primo passo non è quello di costruire ulteriori steccati con “liste di proscrizione“, ma quello di un impegno per una cultura della tolleranza e per una vita improntata alla verità. Senza negare che esiste un rapporto stretto del rapporto fra religione e diritti umani, ovvero la garanzia di migliori condizioni sociali.

Ciò vale per i musulmani in Italia, come per i cattolici nei paesi musulmani, vituperati, minacciati, perseguitati e repressi (basti pensare che non si può circolare con un crocifisso al collo…).

Censire le moschee in Italia, accertare chi sono gli imam. Fare in modo che nelle moschee non siano presenti quelle organizzazioni che firmano un patto di intenti contro l’Occidente. La sharia in Italia, le corti islamiche al posto dei tribunali ordinari, le minacce degli estremisti islamici, la paura delle donne musulmane segregate, la responsabilità di certa sinistra nazionale e internazionale.

Il buonismo, il lassismo. Ma la strada non può essere impedire che ognuno abbia la possibilità di professare la propria fede. Piuttosto, oltre a migliorare le condizioni di vita degli immigrati musulmani, non sarebbe più saggio che gli stessi islamici moderati, atteraverso la grande moschea moderata di Roma, ad esempio, impediscano il proliferare di quel sottobosco di moschee abusive che fomenta l’integralismo?

Non sarabbe più opportuno far studiare loro la Costituzione, le leggi italiane…?