Per chi è nato a Catania il Banacher è come un pezzo della propria casa e quindi della propria vita, certamente un luogo dove ciascuno ha vissuto la parte più spensierata della sua esistenza: la gioventù.

Sapere che la storica discoteca all’aperto di Aci Castello, un po’ la mecca del divertimento estivo dei catanesi, festeggi i primi 40 anni fa comprendere innanzitutto quanta acqua sia passata sotto i ponti e al tempo stesso come, fra mille alti e bassi, questo locale sia riuscito a sopravvivere a tutte le mode e ad ogni tendenza.

Sabato 31 maggio  le gioventù che si sono avvicendate in questi quaranta anni si ritroveranno per  festeggiare un luogo che sarebbe riduttivo definire solo una discoteca. Già perché quando entravi al Banacher era un po’ come accedere all’università: finivi la fase della discoteca del pomeriggio e iniziavi, a scuola finita,  il cursus honorum delle serate in notturna.

Potremmo raccontare centinaia di storie vissute, ma ci piace fissare nel tempo un’istantanea che non sbiadisce mai: i genitori che attendono i figli ben lontani dal cancello centrale sulla Nazionale perché quarant’anni fa come oggi non fa ‘figo’ o ‘cool’ farsi accompagnare al Banacher. Ma c’è di più, in questo rito dell’accompagnata: se allora come oggi  ti vedono salire a bordo sulla macchina di papà all’uscita della discoteca la reputazione è ampiamente compromessa!

Ecco perché sulla Nazionale, in prossimità del Banacher, si intercettano frotte di giovanissimi in processione ed ecco perché ci sono decine di auto parcheggiate a debita distanza con un papà in dormiveglia che aspetta con trepidazione.

C’era anche il rito della impennata con la Vespa all’arrivo o quello della granita al porticciolo di Aci Trezza al termine della serata (riservato ai tiratardi). C’erano quelli che venivano di nascosto dai genitori e si intrufolavano nei bagni che diventavano dei camerini. C’erano quelli chiedevano di farsi chiamare al microfono dal disc jockey perché gli amici sapessero che erano lì e che lui aveva ‘il potere’ di farsi annunciare. C’erano quelli che chiedevano il titolo di un disco al dj o la cassetta da registrare ‘ma ti prego non parlarci troppo sopra’.

C’erano quelli che lasciavano il giubbotto nuovo su una poltrona e ne trovavano un altro, solitamente più vecchio. C’erano quelli che rubavano le tovaglietta Naj-Oleari per farci toppe e portachiavi. C’erano quelli che finivano in piscina e tornavano a casa bagnati. C’erano quelli, decisamente tutti, che non andavano al Banacher: ‘calavano al Banacher’ espressione gergale del pellegrinaggio dalla città capoluogo ad Aci Castello.

Queste testimonianze sono già raccolte in pagina evento su Facebook in cui ciascuno sta lasciando un contributo: foto, canzoni, ma anche semplici pensieri. Sabato 31 maggio, invece, sarà allestita una mostra fotografica che raccontando i 40 anni del Banacher indirettamente ripercorrerà quattro decadi di vita notturna targata Catania. Pezzi di una storia che ciascuno ha scritto a proprio modo, ma che raramente ha visto escluso il Banacher.

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