Ancora uno stop ai lavori dell’Assemblea regionale siciliana dopo un pomeriggio di grande confusione servito, comunque, ad approvare altri due articoli della travagliata riforma delle province.

Alla cronaca vengono consegnati gli articoli 5 e 6 della norma e viene, sembra definitivamente approvata anche la così detta elezione di secondo livello prevista dall’articolo 5. dunque i presidenti dei liberi consorzi saranno eletti dall’assemblea dei sindaci. Una scelta contestata da molti ma soprattutto da Santi Formica della Lista Musumeci secondo il quale “si è tolto il voto ai cittadini per entrare nell’era dello scambio fra sindaci. Finirà che i primi cittadini scambieranno il loro voto con quel contributo o di quella sistemazione di una strada”. L’articolo 6, anche quello approvato in serata, prevede, invece, la composizione della giunta dei Liberi Consorzi.

Ma lo scoglio vero della riforma lo si affronterà solo da martedì. L’aula è stata riconvocata alle 16 per discutere dell’articolo 7, quello che torna ad affrontare il tema delle città metropolitane bocciate all’articolo 1 e riproposte proprio all’articolo 7.

Di fatto la norma fin qui giunta ad approvazione è completamente diversa dalla proposta iniziale. Un “pastrocchio informe” secondo le opposizioni. una norma che può ancora funzionare secondo il Presidente della Regione.

Ma ad agitare gli animi, oggi, è stato soprattutto il parere del Consiglio di Giustizia amministrativa sui commissari delle province. Interpretato in tutti i modi possibili, il parere era stato richiesto dall’assessorato regionale alle Autonomie locali e riguarda proprio la legittimità dei commissariamenti.

Per le opposizioni una bocciatura su tutta la linea, per il governo la conferma di aver bene operato. In realtà il parere è un esempio di equilibrismo giuridico come spesso avviene in questi casi da parte di organismi giurisdizionali ma parzialmente elettivi.

Di fatto la nomina di commissari dopo il 31 dicembre 2013 non è legittima, e questo da ragione ai detrattori delle scelte del governo. ma, allo stesso tempo, il medesimo parere considera valide le nomine fatte prima del 31 dicembre e allarga e considera nella pienezza delle funzioni i Commissari non solo in proroga ordinaria ovvero fino al 15 febbraio ma fino al termine ultimo del 30 giugno.

Dunque i commissari nominati lo scorso anno possono restare fino a giugno. Quelli nominati dopo sono illegittimi a meno che i predecessori non fossero impediti dal proseguire nell’incarico.

Dunque una decisione salomonica che assegna un poco di ragione e un poco di torto a tutti ma consegna alla nave di Crocetta più tempo per uscire dalla tempesta.

E allora avanti con l’accordo con gli alfaniani chiesto a gran voce anche da un Udc che rischia di dover abbandonare la maggioranza in Sicilia senza novità sostanziali. Con altri due 8se non tre) deputati che potrebbero lasciare lo scudocrociato, i numeri potrebbero mettere in difficoltà il partito centrista ancor più delle scelte romane.

Ma l’accordo con il Nuovo centro destra non c’è. al massimo ci sono timidi corteggiamenti ai quali Crocetta risponde facendo il ritroso “se ci sarà una apertura (unilaterale ndr) sul ddl che abolisce le province allora potremo avviare un dialogo” dice il presidente della Regione.

Di fatto votatemi la legge e poi vediamo se posso ascoltarvi. E per ribadire con forza la sua posizione (ondivaga in realtà) Crocetta risponde perfino male al capogruppo di Ndc Nino D’Asero “”Non abbiamo problemi di accordi da trovare – dice -. Questa telenovela mi ha stancato. Sulla norma che prevede l’elezione del presidente avevamo trovato una mediazione, con una modalità più allargata”.

Dunque avanti piano, senza accordi, e chi mi vuole seguire mi segua. 

Ed ecco che piove un’altra parola difficile per il Presidente della Regione. Dpef, documento di programmazione economica e finanziaria ovvero quello che ne resta. Insomma la così detta finanziaria bis che deve vedere la luce per salvare il salvabile dopo la bocciatura del Commissariod ello Stato di due terzi della finanziaria originale.

Il documento dato per pronto ormai da settimane e annunciato in approvazione lunedì scorso da Bianchi, ieri da Crocetta a Catania, in realtà in giunta ancora non è andato. I conti sono fatti ma prima di approvarla la manovra sembra andrà informalmente davanti al Commissario dello Stato. Una procedura già vista e che non ha portato grandi risultati in passato, ma che si vuole tentare di nuovo.

Recuperati 300 milioni sui 500 bloccati a suo tempo dal prefetto Carmelo Aronica a garanzia dei residui passivi. Subiranno pesanti limature di circa il 20% capitoli di bilancio come gli enti regionali, a cominciare da Eas e Esa (acquedotti e agricoltura). Ma anche i consorzi di bonifica, la societa’ Resais e pure i teatri.

Ventitre milioni in meno ai forestali, mentre molte associazioni dovranno subire una decurtazione del 50% dei contributi un tempo riconosciuti, comprese le realtà antiracket e gli istituti per i ciechi. Per altre associazioni minori è previsto persino l’azzeramento.

Si tratta dell’ultima fatica di Bianchi prima di trasferirsi a Roma. Crocetta non lo ammette ma attende questo per il rimpastino e parla già di delega all’economia nelle sue stesse mani ad interim. una sorta di minaccia agli alleati per dire che anche se Bianchi se na và di rimpasto non vuol sentire parlare.

Un altro fine settimana si avvicina ma non saranno giorni sereni. sabato c’è l’udienza di parifica dei conti della regione da parte della Corte dei Conti e probabilmente da quella udienza di cifre ne usciranno tante e non è detto che il governo le digerisca.