“I comparti dell’industria chimica e farmaceutica, manifatturiera ed energetica, presentano scenari drammatici che peggiorano di giorno in giorno, alimentando sempre di più il declino industriale e la desertificazione produttiva del territorio catanese. I lavoratori non passeranno un’estate tranquilla e c’è il rischio che il prossimo autunno sarà una stagione vertenziale ancor più rovente di questa torrida estate”.

E’ il pensiero dei sindacalisti della segreteria provinciale della Filctem Cgil di Catania riunitisi ieri; all’ordine del giorno,  la situazione vertenziale del comparto dell’industria chimica e farmaceutica, di quella manifatturiera (gomma e plastica, ceramica, tessile) e del comparto energetico (elettrico, gas acqua ed energia).

Presenti il segretario generale della Filctem Cgil, Giuseppe D’Aquila, ed i segretari di comparto Giovanni Romeo, Angelo Lopes, Enza Costa, Fabio Navarra, Jerry Magno e Fabrizio Frixa.

“L’analisi dettagliata delle vertenze sul territorio  partono da quello che era stato il settore privilegiato dell’industria: quello farmaceutico. La Pfizer, dopo avere acquisito la Wyeth ha infatti dismesso il proprio fiore all’occhiello, cioè il centro di ricerca alla Myrmex, che se  ha garantito il mantenimento di questa struttura, non fornisce ancora – dopo un anno – le necessarie chiarezze sulle prospettive future a breve termine – spiega in una nota la segreteria provinciale del sindacato-  la Filctem Cgil, e le altre associazioni di categoria,  sono in attesa di un tavolo istituzionale con la Regione per verificare il piano industriale dell’azienda e per chiedere l’attuazione degli accordi di programma”.

Anche il settore della chimica, costituito principalmente dalla multinazionale Air Liquide, non lascia ai dirigenti sindacali sonni tranquilli: la perdita dell’appalto con ST da parte di Air Liquide Elettronica che rischia di determinare esuberi tra le maestranze e  la situazione di difficoltà del comparto sanitario che creano problemi alla Air Liquide Sanità contribuiscono a rendere preoccupante anche questo settore industriale.

“Sempre in casa Pfizer (reduce da una pesante riorganizzazione), ad aggravare la situazione, si attende l’esecuzione dello”spin-off” della divisione veterinaria (Animal Health) che dovrebbe dar luogo, su scala planetaria, ad una “new co” i cui risvolti a Catania sono tutt’altro che chiari e rassicuranti sia per i 200 lavoratori (indotto escluso) che dovrebbero passare alla nuova compagnia (Zoetis), sia per i 600 (indotto escluso) che rimarranno in uno stabilimento farmaceutico, sempre meno di punta e quindi sempre più facilmente delocalizzabile.

Anche l’altra realtà della farmaceutica catanese, la Sifi, mostra problemi e preoccupazioni. L’azienda che ha sede a Lavinaio, infatti, continua ad avere una situazione vertenziale non serena e continuano ad essere presenti grossi problemi di relazioni industriali da parte di un management che non riesce a superare la cultura padronale paleo-industriale. La Filctem CGIL chiede chiarezza sul piano di sviluppo a medio termine di Sifi SpA  e di Sifi Medtech, che desta ancor più preoccupazioni della casa madre, da cui è nata, poco più di un anno fa.

Se poi si passa alla gomma e plastica che fa pesante ricorso ad ammortizzatori sociali e peggio al settore tessile – o quello che di esso rimane – la situazione diventa drammatica: le piccole e medie aziende della gomma e plastica sono sempre meno ed il polo tessile di Bronte è stato quasi del tutto azzerato.

Uno scenario problematico e di grandi difficoltà, in definitiva, in cui sui vecchi mali si sono sommati i pesanti effetti della crisi mondiale e che rischiano di cancellare migliaia di posti di lavoro e con essi, l’intero tessuto produttivo ed industriale della provincia di Catania. Infine, c’è il comparto elettrico, energetico e del gas-acqua fatto prevalentemente da grosse multinazionali quali  Eni, Enel, Gas Natural, Snam Rete Gas, che sono accomunate da un progetto di strisciante disimpegno e smobilitazione dal nostro territorio.  Un discorso a sé stante è quello delle  aziende partecipate.  Sidra, Acoset,  Sogip, Ama, Asec,  ecc…,ossia aziende che  potrebbero essere motori dello sviluppo locale ed invece, risentono di strategie che niente hanno a che fare con quelle imprenditoriali e subiscono, di conseguenza, una stagnazione di cui ne risentono i lavoratori  e gli utenti finali di questi servizi. Emblematico è il caso venuto alla ribalta in questi giorni di Asec, grazie alla vendita (o alla svendita) di Asec Trade, ventilata dalla proprietà.

L’industria della ceramica sanitaria Cesame, dopo il fallimento e l’acquisizione da parte dei lavoratori, è pronta a ripartire con un progetto solido ed un piano industriale consistente, ma a causa di una burocrazia paralizzante il progetto non è ancora sfociato nel riavvio delle produzioni (che richiedono anche in questo caso, dei fondi previsti da un accordo di programma con le istituzioni”.

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