Questa è la storia di ciò che è capitato durante un  pomeriggio di shopping a Catania ad una studentessa universitaria. Ma è anche, e soprattutto, la brutta fine che può fare un curriculum che un aspirante commesso di qualsiasi età lascia, nei negozi, augurandosi di ricevere quella chiamata dopo essere stato liquidato con un classico “Le faremo sapere”.

Dopo aver comprato una borsa in un negozio di via Etnea, la studentessa torna a casa per rimettersi sui libri, ma prima vuole mostrare orgogliosa alle proprie coinquiline il nuovo acquisto. Così fa l’incredibile scoperta: i fogli che solitamente stanno dentro le borse in negozio per dare forma e riempire l’accessorio erano curricula di quanti sono in cerca di  un lavoro.

Spesso giovani che magari vorrebbero arrotondare un po’ la paghetta dei genitori, studenti che cercano di far entrare nelle proprie tasche qualche quattrino, laureati che hanno abbandonato l’idea di trovare un lavoro collegato al corso di studi anche per non gravare troppo sulla famiglia.

Di questi tempi, però, può essere anche gente adulta, neo-licenziati, persone che non si danno per vinte e cercano un’occupazione per dar da mangiare ai propri figli. Ecco dove stavano – in questo caso che ci auguriamo sia isolatissimo – i loro curriculum e con essi le loro speranze: dentro la borsa acquistata dalla studentessa.

Presi e messi da parte, forse mai letti, usati come “carta riciclata”. E la cosa forse ancor più grave è la violazione della privacy. Sì perché su quei fogli ci sono dati, nomi e cognomi, indirizzi, esperienze lavorative, numeri di telefono, codici fiscali, email, date di nascita, competenze linguistiche. C’è pure la data di consegna del curriculum al negozio.

Cose proprio da non crederci. Parafrasando il famoso detto “O la borsa o la vita” questo è proprio il caso in cui si può dire che tante speranze di vita diversa sono andate a finire tutte dentro una borsa. Per essere buttate il giorno dopo.