Chiude l”Immobiliare Strasburgo srl”, azienda sequestrata nel ’93 a Vincenzo Piazza, all’epoca il più grosso sequestro mai compiuto in Italia. La società palermitana, che ai tempi vantava un patrimonio di un miliardo di euro, è stata messa in liquidazione.

A deliberare lo scioglimento della società, è stato il consiglio direttivo dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni confiscati alla mafia. I lavoratori che rischiano il licenziamento sono 37.

La società fino ad alcuni anni fa è stata, per un lungo periodo, amministrata da Gaetano Cappellano Seminara, nome di spicco dell’inchiesta sula gestione dei beni confiscati a Palermo, che ha coinvolto in particolare l’ex presidente della Sezione misure di prevenzione, Silvana Saguto.

“Questa decisione è incomprensibile perché l’impresa allo stato è operativa e ci risulta avere una buona situazione economica e patrimoniale – afferma il segretario della Fillea Cgil Francesco Piastra – Ci preoccupa questa scelta, perché porterà alla perdita del posto di lavoro per 37 dipendenti, con gravi ripercussioni sul piano sociale e, ci permettiamo di dire, culturale, posto che l’esito di una procedura di riconduzione alla legalità di un’azienda non può essere quello della sua chiusura e del licenziamento dei suoi lavoratori”.

Secondo la Fillea, il buono stato dell’azienda potrebbe rendere invece praticabile una delle ipotesi di destinazione previste dall’art. 48 (del D.Lgs. n. 159/2011), vale a dire un’opzione che favorisca la continuità dell’attività produttiva e il mantenimento dell’occupazione. “Per tali motivazioni – aggiunge il segretario della Fillea – chiediamo che l’Agenzia revochi il provvedimento e attivi un urgente confronto con i sindacati per discutere di soluzioni alternative alla liquidazione dell’azienda, nella prospettiva della continuità produttiva ed occupazionale. In tempi rapidi, visto che la decisione dell’Agenzia sarà ratificata il 27 novembre davanti al notaio”.