Cosa si studia in un corso di “studi pornografici”? A questa domanda può facilmente rispondere il professor Hugo Shwyzer, titolare dell’omonima cattedra al Pasadena City College in California che insegna ai suoi studenti a osservare la pornografia come un prodotto culturale della nostra epoca e frutto della nostra società.

METTI UN PORNODIVO IN CATTEDRA – Di certo non si tratta di un corso che passa inosservato e pare che Shwyzer abbia avuto anche qualche problema con i vertici universitari quando, lo scorso febbraio, è intervenuto il pornodivo James Deen durante una delle sue lezioni. Ma Schwyzer, antropologo ed esperto di studi di genere, prende la sua missione educativa molto sul serio e può sciorinare una serie di precedenti ricerche che dimostrano quanto sia importante guardare alla pornografia con un occhio scientifico. Oltretutto, il suo corso non è nemmeno l’unico: sarebbero dozzine i campus universitari che già proporrebbero una simile offerta formativa, tenuti da docenti provenienti da diverse discipline, incluse la storia e la psicologia.
APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE – ”Il mio corso – spiega Shwyzer al The Atlantic – si chiama “navigare la pornografia” e utilizza un approccio multidisciplinare: analizziamo come si è evoluto l’immaginario della sessualità, spesso distinguendo tra ciò che è stato creato per scatenare l’eccitazione e ciò che invece è stato realizzato come una vera e propria forma d’arte. Studiamo le origini settecentesche della pornografia e la sua evoluzione attraverso i secoli fino ad arrivare all’industria del sesso così come la conosciamo oggi. Il mio obiettivo non è solo fornire ai miei studenti una panoramica storica della pornografia, ma fornire gli strumenti per ‘navigare’ nel mondo ‘sessualmente mediato’ come lo conosciamo oggi. La maggior parte dei miei studenti sono nati a metà degli anni Novanta, hanno raggiunto la pubertà quando è esploso Internet e, allo stesso tempo, si diffondevano i corsi di educazione sessuale che invitavano all’astinenza”.

VERGOGNA DEL SESSO – “Più che le lezioni di storia, i miei studenti hanno bisogno di strumenti per combattere la vergogna del sesso. Ai miei studenti non chiedo mai se sono consumatori di pornografia, considero il loro diritto alla privacy come la base delle mie lezioni, e io non sono uno psicoterapeuta” – conclude Shwyzer, che sottolinea come la maggior parte dei suoi studenti abbiano le idee piuttosto confuse sia riguardo all’oggetto di studi in questione, considerato come una “cattiva abitudine” e non come uno strumento per comprendere alcuni aspetti della nostra epoca.