Mentre il ciclone simil tropicale che ha tenuto col fiato sospeso tutti siciliani, governatore Rosario Crocetta in testa, sta lasciando il nostro territorio per dissolversi lentamente verso il mare, è tempo già di primo bilanci.

Si è trattato certamente di uno stress test per la Protezione civile siciliana e stamani, mentre i primi raggi di sole fanno capolino sull’Isola, il direttore del dipartimento regionale, Calogero Foti si sbilancia dicendosi ‘discretamente soddisfatto’.

La catena di protezione civile è fatta di tanti ingranaggi e quanto accaduto – o non accaduto, fortunatamente – in queste ore serve a comprendere cosa occorre per renderla ancora più efficace.  Spetta ad esempio alla dipartimento nazionale fornire le previsioni meteo, perché ha un contatto diretto con l’Aeronautica Militare, mentre alla protezione civile siciliana tocca il compito delle valutazioni dei fenomeni al suolo e del monitoraggio. Quello che è successo ieri ne è la prova.

Avevamo tempi molto ridotti – spiega Foti – e abbiamo attivato tutti i canali possibili, non ultima la nostra pagina Facebook, per raggiungere quante più persone”.

Fortunatamente non ci sono state conseguenze serie e qualcuno oggi potrà dire che forse questo fenomeno sia stato sopravvalutato, che ne pensa?

“Macché. Guardate quello che è successo a Malta. Basta collegarsi su internet.  Con venti oltre i 60 nodi possono essere spazzati via alberi, cartelloni pubblicitari (come è accaduto ndr), insomma volevamo che la gente non si trovasse fuori, perché il rischio c’era, eccome. E’ stato uno stress test per i nostri sistemi di allerta, ma è chiaro che possiamo migliorare”.

Come?

“Ad esempio migliorando alcuni contatti con il sistema locale. In alcuni casi viene confuso un allerta rosso idrogeologico, cioè il pericolo di frane o smottamenti, con il rischio di forti piogge, mentre è il pericolo idraulico a creare allagamenti.  I nostri bollettini riportano tutto, ma occorre saperli leggere. Ritengo serva ancora un po’ di rodaggio e proprio il prossimo 2 dicembre a Caltanissetta ci confronteremo con tutti i responsabili comunali per discuterne assieme”.

Tante scuole chiuse in questi giorni, era così necessario?

“Ripeto, bisogna sapere leggere i bollettini. Guardi, il Centro polifunzionale per il rischio idrogeologico e idraulico è operativo da alcuni giorni, quindi per ora sono discretamente soddisfatto, ma siamo ambiziosi e pensiamo di crescere”.

Alla Sicilia spetta il compito di valutare gli impatti al suolo e il monitoraggio dei fenomeni, ma è possibile immaginare un sistema di previsioni meteo regionale?

Alcune situazioni di criticità vengono seguite in modo preciso, penso al radar di Giampilieri, ma per ottenere delle previsioni ancora più esatte occorro dei radar che andrebbero dislocati anche in Nord Africa e capirete che non è un intervento facile perché la situazione geopolitica di quei luoghi al momento non è delle migliori.  Operiamo in stretta sintonia con la Protezione Civile nazionale e ad anche per questo non intendiamo agire in modo confuso”.

In merito al ciclone di ieri si è parlato pure di clamore mediatico, secondo lei come ha agito la stampa?

Anche alcuni giornalisti dovrebbero leggere meglio i bollettini…Ma siete uno strumento importante ed una componente della catena di protezione civile, come i nostri volontari che hanno agito ieri sui social network: anche questa è protezione civile”.