Alla conferenza regionale programmatica e organizzativa che la Cisl Sicilia celebra oggi a Palermo è arrivata anche la leader nazionale del sindacato, Annamaria Furlan, che non usa mezzi termini nell’esaminare i nodi problematici della nostra Regione.

Un’Isola che non cresce e dove le ‘grane’ da affrontare sono non poche, basti pensare alle infrastrutture.
Una situazione che la leader della Cisl non esita a definire “vergognosa e incompatibile con la qualita’ della vita dei cittadini e soprattutto con l’economia della Sicilia e del Sud. Servono investimenti infrastrutturali – aggiunge – per questa parte del Paese con un occhio vigile alla legalita’ e al contrasto delle infiltrazioni della criminalita’ organizzata negli appalti pubblici”.

Riferendosi al Piano per il Mezzogiorno, annunciato da Matteo Renzi, Furlan commenta: “Il Paese, Renzi e i governi almeno negli ultimi trenta-quarant’anni sono in colpevole ritardo sul tema del Mezzogiorno. Quando parliamo di sviluppo e di prospettive per il futuro non esiste la parola ritardo, bisogna iniziare a lavorare da subito seriamente”.

Furlan interviene poi sulla Fiat di Termini Imerese, dove da anni si aspetta il rilancio del grande polo industriale automobilistico: “E’ appropriato un appello alla Fiat – dice – perche’ si ricordi di Termini Imerese e quindi riveda la sua posizione e investa. Termini Imerese e’ un opportunita’ per il Paese e per la Sicilia. La Fiat d’altra parte e’ diventata una impresa mondiale competitiva grazie agli accordi sul modello contrattuale realizzati proprio in Italia”.

A chi le chiede se non sia troppo tardi, dal momento che Invitalia, l’advisor del ministero dello Sviluppo economico, si appresta a presentare la proposta di contratto di Sviluppo al Mise, propedeutico per far partire il progetto di Blutec, la societa’ del gruppo Metec Stola che ha rilevato la fabbrica della Fiat, Furlan risponde: “se si vuole investire e rilanciare sviluppo e occupazione la parola tardi non esiste. Esiste la parola facciamolo. Questo e’ un appello rivolto non solo a Fiat ma anche a tanti soggetti che si devono mobilitare per risolvere questa vertenza, in primis le istituzioni locali” precisa.

Per la leader della Cisl Annamaria Furlan la misura del part-time per gli over 63 che potrebbe essere in manovra “di per se’ e’ positiva ma non e’ generale”. “C’e’ bisogno di una flessibilita’ che riguardi tutti i lavoratori di tutti i settori – dice -. In questi mesi ci sono state tante proposte in campo, il Governo un po’ ha frenato, un po’ ha rilanciato; adesso pare che rilanci nuovamente”.

“Il tema della previdenza – aggiunge – in questo Paese, dove teniamo inchiodati i 64enni e i 65enni al posto di lavoro, mentre le imprese chiedono un cambio generazionale, e’ un tema serio: serve una flessibilita’ in uscita per tutti: il tema della previdenza e’ un tema che riguarda tutto il Paese e il governo deve attrezzarsi per dare risposte serie su questo”.

“La legge Fornero – tuona – e’ la peggiore di tutta Europa. Confindustria aveva plaudito a quella legge adesso persino le singole imprese chiedono di un cambio generazionale dentro le aziende, dunque la vera scelta e’ la flessibilita’ in uscita”.

Un piano in cinque punti per portare la Sicilia fuori dalle secche della crisi e dell’emergenza finanziaria. E “affinché l’Isola si lasci alle spalle il tristissimo primato mondiale che i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro le assegnano, in fatto di giovani senza occupazione”. A lanciarlo la Cisl nel giorno della Conferenza regionale programmatica e organizzativa, svoltasi a Palermo. Perché alla Sicilia, segnala la Cisl analizzando i dati Ilo, spetta il palmares dei numeri peggiori del mondo in fatto di occupazione giovanile. In Asia, i giovani senza lavoro sono mediamente il 10%. Nei paesi industrializzati la disoccupazione giovanile sale al 16,6. In Africa e Medio Oriente, al di là del reddito pro-capite, riguarda più o meno il 30% della popolazione giovanile.

In Sicilia, rimarca il sindacato, supera il 50% dei giovani come pure Eurostat ha certificato qualche giorno fa. Così, “godiamo di una leadership mondiale che non ci piace e non ci interessa”, ha tuonato Mimmo Milazzo, segretario della Cisl Sicilia, lanciando i cinque punti che nelle intenzioni del sindacato dovrebbero “recuperare risorse da investire in sviluppo, creazione di lavoro. E nel contrasto alla povertà dato che nell’Isola ben l’86% del milione e passa di pensionati vive con un assegno mensile di 644 euro contro la media nazionale di 825”.
Milazzo ha aperto l’assise le cui conclusioni sono state affidate ad Annamaria Furlan, leader nazionale del sindacato. Dopo, tra gli altri, l’intervento di Pietro Busetta, statistico economico e presidente della Fondazione Curella.

Alla politica, la Cisl contesta “una miopia fatta di localismi e frammentazione”. Alla Regione un deficit di programmazione e di visione. A Palazzo dei Normanni e Palazzo d’Orleans, “l’incapacità – si legge nella relazione d’apertura – di innescare mutamenti strutturali e generare sviluppo duraturo”. Così, secondo Milazzo, “per costruire o investire, tutte le autorizzazioni dovrebbero essere pronte in 30-60 giorni altrimenti a scattare dovrebbe essere il silenzio-assenso, con verifiche solo in corso d’opera”. Insomma, per il segretario in Sicilia c’è bisogno di una svolta, qui e ora. “Sennò che senso ha?”, si è chiesto rivolgendosi alla platea dei 400 delegati arrivati da ogni parte dell’Isola. “Al governatore Crocetta – ha aggiunto Milazzo – proponiamo di farsi immediatamente promotore di un protocollo d’impegni condiviso in direzione di un piano industriale, di un piano energetico regionale e di un piano di sviluppo e coesione sociale”.

Milazzo snocciola le priorità del sindacato. Insiste sull’attuazione della centrale unica degli acquisti: “operazione che varrebbe 500 milioni almeno”. Parla di lotta all’elusione e all’evasione fiscale: “consentirebbe di recuperare 700 milioni degli oltre due miliardi di entrate che l’anno scorso sono andati in fumo”. Chiede la “ridiscussione urgente” della quota regionale di compartecipazione alla spesa sanitaria: portata nel 2007 dal 42,50 al 49,11 dal governo nazionale, lì è rimasta mentre le altre Regioni, mediamente, contribuiscono con il 41%: “si libererebbero 600 milioni dal bilancio della Regione”. Ancora, invoca il varo di un piano per i 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti che ogni anno vengono prodotti nell’Isola, che solo per il 13,4% finiscono nella raccolta differenziata: “una questione annosa – ripete – che ha a che fare, non solo con i temi dell’occupazione e della produzione di energia ma anche con l’idea di civiltà e di decoro urbano e sociale”. Inoltre rivendica, il segretario, l’approvazione all’Ars nei prossimi giorni dell’integrazione alla legge sugli enti di area vasta: “la gestione commissariale, arrivata a 32 mesi, ha depotenziato la capacità di governo del territorio, di questi enti intermedi”.

Per la Cisl, il giro di boa è la prossima legge finanziaria. “Ci aspettiamo che nella Finanziaria regionale 2016 siano messi a fuoco tempi e modi, priorità e indirizzi”, ha rimarcato il segretario precisando che “la Cisl c’è, a provare a dare un senso a quello che resta della legislatura”. “Il nostro obiettivo è riaprire il confronto con la Regione. Al governo e all’Ars chiediamo una svolta. Ma se il salto di qualità non arriva, la politica non perda tempo, restituisca la parola ai siciliani”. In ogni caso, il mondo del lavoro non resterà con le mani in mano: “non accetteremo operazioni di facciata o gattopardesche”, ha incalzato Milazzo annunciando, “in assenza di novità”, manifestazioni territoriali. E soffermandosi pure sui temi della desertificazione industriale che avanza, “dalla chimica alla metalmeccanica all’alta tecnologia”. Sulla questione del crollo delle opere pubbliche: “in Sicilia le incompiute sono 215 e rappresentano il 24% del totale nazionale”. Sul nodo dei collegamenti: “una rete vecchia di decenni e ipotecata da crolli smottamenti e frane senza fine”.

Ma il segretario ha anche sottolineato che il sindacato è solidale con i lavoratori forestali che hanno sospeso lo sciopero generale dopo le rassicurazioni arrivate dal Governo della Regione. “Noi però non molliamo la presa – sono le sue parole – affinché la vertenza non abbia soluzioni estemporanee”. E perché siano colmati i ritardi strutturali sui fronti del dissesto idrogeologico, del degrado ambientale e della gestione dei corsi d’acqua. Tutti ambiti nei quali i forestali potrebbero essere impiegati produttivamente “se solo a prevalere fosse una concezione lungimirante e tecnica della programmazione forestale”.

Nel Sud, ha ricordato il professore Busetta, ci sono 21 milioni di abitanti e meno di sei milioni di occupati. In Sicilia, con cinque milioni di abitanti, gli occupati sono un milione 350 mila. “È in questi numeri la misura del ritardo strutturale. Ma così questo Paese non ce la può fare”. Il rapporto ottimale tra occupati e popolazione, ha spiegato, è di 1 a 2 nelle regioni a sviluppo compiuto. Ma “sia nel Sud che in Sicilia il rapporto è di 1 a 4”. E poi, ha aggiunto il presidente della fondazione Curella, “voglio sottolineare, con riferimento a quella che un tempo si chiamava la Germania dell’Est, che per ogni euro che è stato investito nel Sud d’Italia in questo dopoguerra, nella ex Ddr che conta 18 milioni di abitanti, meno del Sud, ne sono stati messi 20”. Anche se, il punto è anche come questi soldi vengono spesi. Busetta ha insistito inoltre sulla necessità di puntare sull’attrazione di investimenti. E sulla lotta alla criminalità “ma che sia seria, non di facciata”.
Nel corso della Conferenza programmatica sono intervenuti anche i componenti della segreteria regionale, Rosanna Laplaca e Giorgio Tessitore.

Alla Conferenza programmatica hanno preso parte 400, tra rappresentanti sindacali di vertice e di base della galassia Cisl, che in Sicilia conta 320 mila iscritti distribuiti in cinque Unioni territoriali, 43 Unioni zonali, 259 Unioni comunali e 19 federazioni di categoria. La Cisl inoltre, nell’Isola annovera quattro tra enti e associazioni, due centri servizi e un coordinamento regionale.