“Pur ritenendo di estrema importanza per la Sicilia una legge di riordino sul governo del Territorio, a parere della scrivente Associazione, la strada intrapresa fa sorgere serie perplessità sulla legittimità costituzionale di certe disposizioni che, peraltro, rischiano di determinare gravi problematiche applicative”.

E’ quanto scrivevano il 4 agosto scorso, appena 5 giorni dopo l’approvazione della Riforma delle ex province, i sindaci siciliani al Premier Matteo Renzi, al Ministro dell’interno Angelino Alfano e, per conoscenza, anche  al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone.

A distanza di un mese e mezzo e all’indomani del provvedimento di giunta con il quale si stabilisce per il 29 novembre la data delle elezioni di secondo livello per scegliere presidenti dei Liberi Consorzi e sindaci delle città metropolitane, l’Anci torna a ribadire i concetti espressi in quella lettera ed a chiedere un incontro al governo nazionale.

Lo scopo non è dichiarato ma appare chiaro che si vuole bloccare l’applicazione della riforma considerata costituzionalmente discutibile e soprattutto pericolosa per alcuni aspetti.

“Innanzitutto non è assolutamente chiaro il quadro finanziario – scrivono i sindaci – che consentirà di svolgere le funzioni assegnate ai Liberi consorzi e città metropolitane, restando ancora aperto (solo per le ex province siciliane) il nodo relativo alle misure necessarie a compensare la riduzione dei trasferimenti nazionali. Le disposizioni previste dall’art. 46 circa l’obbligo di predisposizione di un bilancio di previsione solo annuale e la possibilità dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione per garantire il pareggio finanziario destano, da un canto, forti dubbi di legittimità e, dall’altro, perplessità circa la loro portata strutturale”.

Ma le perplessità dei sindaci non sono solo di ordine finanziario. Esistono consistenti rischi occupazionali: “Non è stata in nessun modo affrontata, per altro verso – sottolineano – la questione relativa al personale e dell’obbligo di ridurre del cinquanta per cento l’organico”.

Gravi vulnus sarebbero riscontrati anche nel percorso democratico per l’elezione  “Altro aspetto della norma approvata dal legislatore regionale che fa sorgere forti perplessità è quello della mancata individuazione puntuale degli amministratori in possesso dei requisiti di candidabilità – fanno notare – Si tratta, com’è di tutta evidenza, di una norma che mina alla radice la certezza della partecipazione di un insieme significativo e rappresentativo del corpo elettorale da individuare per queste elezioni di secondo livello”.

“Fortissime perplessità lascia la norma che individua per alcuni comuni un percorso privilegiato e diverso rispetto all’appartenenza al Libero consorzio o alla Città metropolitana – denunciano – D’altro canto la Legge regionale non ha previsto nessuna di quelle condizioni che avrebbero consentito la sostenibilità di una riforma così complessa in sede di prima attuazione”.

Insomma la riforma esiste solo sulla carta, i decreti di attuazione non sono stati emanati, le risorse non ci sono, il corpo elettorale e la scelta dei candidabili nemmeno. in una parola chi dovrà votare cosa a fine novembre?