“La mafia in parte comanda non come un tempo, ma credo che Catania sia l’unica città in Italia in cui per declinare la mappa del potere criminale bisogna utilizzare le stesse categorie e gli stessi cognomi di 30 anni fa”. E’ l’analisi che fa Claudio Fava a margine della cerimonia di commemorazione del padre Pippo, il  giornalista assassinato 31 anni fa dalla mafia nel capoluogo etneo.

“Se vai a Palermo non devi usare i nomi di Inzerillo, Bontade, Badalamenti, Greco o Salvo – ha proseguito Fava che è anche vicepresidente della commissione parlamentare antimafia- se vieni a Catania devi dire Santapaola, Ercolano esattamente come 30 anni fa. Ed esattamente come 30 anni fa c’è ancora in parte qualche spiffero di impunità perché altrimenti non si capirebbe come gli ‘Ercolano’ continuino ad essere così presenti sul mercato con parenti incensurati, ma certamente parte organica delle dinamiche familiari. Non si capiscono alcune disattenzioni come quella che aveva riportato fuori dal 41 Bis Aldo Ercolano che poi è stato restituito al regime di carcere. Non si capiscono alcune cose che danno pensare che in questa città ci siano ancora ambienti che hanno forme di attenzione e di reticenza o forse di necessaria gratitudine nei confronti di queste famiglie 31 anni dopo e questa è una cosa preoccupante”.

Oggi dinnanzi alla lapide che ricorda la morte di Pippo Fava, nella strada che porta il nome del cronista, c’era anche la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi che esalta l’esempio del giornalista ucciso da Cosa Nostra.

Non conoscevo Fava – ha detto – però è una storia conosciuta ed è una occasione, non d’estate ma d’inverno, per ricordare le vittime della mafia e di mettersi alla loro scuola perché e’ chiaro che con la loro vita ci hanno lasciato un insegnamento molto importante. Noi lo dobbiamo seguire perché la mafia non ha vinto, la mafia c’è ancora’’.

Rosy Bindi ha aggiunto che la commissione lavora “in tutta Italia perché la mafia non ha confini e quindi anche il nostro lavoro non ha confini. Tuttavia e chiaro che in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, continuano ad essere regioni particolarmente oggetto della nostra attenzione perché la casa madre resta qui anche se le mafie si espandono ovunque. Noi stiamo seguendo l’attualità, lo facciamo tramite il rapporto con la magistratura’’.

Alla cerimonia in via Giuseppe Fava ha partecipato anche Lirio Abbate, l’inviato de L’Espresso a cui quest’anno è stato assegnato il premio intestato alla memoria del cronista ucciso a Catania nel 1984. Il riconoscimento riservato ai giovani va a Lorenzo Tondo di Repubblica Palermo, mentre una menzione è riservata al collega e collaboratore di BlogSicilia, Ismaele La Vardera.