“Da soli non ce la facciamo”. E’ eloquente il commento dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pizzo nella sua richiesta di stato d’emergenza al governo centrale dopo il cedimento del pilone di un viadotto autostradale. Ciò che è accaduto sulla Palermo-Catania riconsegna la Sicilia a qualche decennio fa alle immagini ingiallite delle fotografie dei nostri papà o al bianco e nero dei documentari dell’Istituto Luce che raccontavano gli anni del dopoguerra, quindi del Boom.

E’ pacifico che questa terra non abbia mai vissuto l’era moderna dei collegamenti veloci su rotaia, il diritto che diventa miraggio di spostarsi da un capo all’altro della regione senza fare il pieno nella propria auto. E’ quello che avviene ovunque, neanche troppo lontano da qui, è ciò che ci è stato sempre promesso e mai mantenuto. Ma il cedimento del pilone sul viadotto Himera che fino a venerdì scorso è servito ad abbracciare Palermo e Catania, le due più importanti città della Sicilia, appanna ulteriormente ogni prospettiva di sviluppo infrastrutturale e la fotografia esatta (dopo la ricognizione nei già disastrati percorsi alternativi) è ancora quella dell’assessore Pizzo: “l’Isola appare in questo momento divisa in due”.

In queste ore sono ancora più amare le riflessioni che tanti siciliani lasciano sui social network. Citiamo quella di una persona che per mestiere fa ridere altre persone, l’attore comico Gino Astorina che twitta “chissà se i miei nipotini rivedranno mai questo pezzo di autostrada percorribile”.

Senza contare, e sono tantissimi, gli agenti di commercio, gli studenti fuorisede, i corrieri, gli autotrasportatori, gli organizzatori di gite per turisti, gli innamorati a distanza e per fino gli stessi rappresentanti orientali dell’Ars, tutti sono (siamo) costretti a rivedere abitudini e programmi a causa di un disagio che oggi appare insormontabile perché su quella strada si muovono, il pil,  le speranze, le relazioni di una terra.

Il fatalismo dei siciliani ci porta dritti dritti alle nostre leggende, a quella di Colapesce: l’uomo-pesce che vedendo la precarietà di una tre colonne sottomarine che sorreggono la Sicilia, dopo avere informato il re, scelse di sacrificarsi e sorreggere in eterno il pilastro pericolante.

Ieri il Colapesce che sorreggeva il pilone del viadotto, forse si sarà stancato, perché ha aspettato tanto, troppo prima che il re intervenisse.

 

l’immagine per gentile concessione di PiraTiz