Gli arresti di affiliati quasi all’ordine del giorno ed i sequestri di beni ai boss di Cosa nostra lo confermano: la mafia continua a fare affari. E le cosche, anche se decapitate, tentano di riorganizzarsi. In occasione di giornate importanti, come le commemorazioni di chi è stato ucciso perché ha provato a cambiare le cose, gli immancabili protagonisti delle consuete passerelle istituzionali non dimenticano mai di rassicurarci: sarà dura ma la mafia verrà estirpata.

Adesso più che mai è il momento di insistere sul ‘quando’ e chiedere, ai nostri politici, se le promesse corrispondano alle intenzioni, perché a ben guardare sembrerebbe tutto il contrario.

A 7 mesi dall’inizio della XVII legislatura, la commissione parlamentare antimafia non si è ancora insediata. Non era mai accaduto prima. I nomi dei componenti che dovrebbero farne parte – ed iniziare i lavori nella sede di Palazzo San Macuto – a Roma, 25 deputati e 25 senatori designati dai vari partiti, ci sarebbero già. Adesso bisogna eleggere il presidente della commissione, come da prassi, durante una seduta comune convocata dai presidenti di Camera e Senato.

Motivo dell’impasse, il disaccordo sul nome tra Pd e Pdl. E così, la “commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere” è rimasta nel limbo.

Sulla questione, è intervenuto Erasmo Palazzotto, deputato nazionale e coordinatore siciliano di Sel: “Le motivazioni della sentenza Dell’Utri – ha tuonato in Parlamento – il processo in corso a Trapani a carico del Senatore Pdl D’Alì, quello in corso a Catania e che vede la richiesta di condanna a 10 anni per l’ex governatore Lombardo sono solo alcuni esempi di come le interazioni tra politica e mafia richiedano il massimo grado si attenzione e sorveglianza, un compito per cui diventa essenziale il lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia che, a ben 7 mesi dall’apertura della Legislatura, non vede ancora la luce”.

Una situazione che alimenta la scia delle dichiarazioni politiche di disappunto ma soprattutto l’indignazione dei cittadini.

Tanto che l’associazione antimafie da Sud, ha lanciato su change.org una petizione rivolta al parlamento, perché “Non c’è più tempo da perdere. Subito la commissione antimafia”.
Il testo della petizione, sintetizza in poche righe il pensiero comune: “Questo ritardo è giorno dopo giorno sempre più grave ed ingiustificabile“. Poi, si entra nel dettaglio:

“I due principali partiti della strana maggioranza, Pd e Pdl, rivendicano per sé la presidenza della Commissione, bloccandone di fatto l’insediamento. Le altre forze politiche invece, evidentemente, non considerano la commissione un’urgenza e una necessità. Colpevolmente.

Nel frattempo il Paese boccheggia in una crisi che è economica, politica e sociale insieme. Terreno fertile per le mafie che, infatti, accumulano patrimoni da capogiro e conquistano pezzi sempre più significativi del nostro Paese. Nel silenzio.

E invece, proprio in questo contesto, la Commissione antimafia avrebbe potuto e dovuto dire la sua”.

Gli esempi sono innumerevoli, e sottolineano ancor di più quel “colpevolmente” ci cui sopra: ” Sui cambiamenti del sistema economico causato dai soldi sporchi dei clan. Sulla modifica del reato di voto di scambio, per esempio. Sul tema dei giochi d’azzardo. Sulle infiltrazioni delle cosche nei partiti e nelle amministrazioni. Sui nuovi territori di presenza mafiosa, a partire dalla città di Roma. E sui beni confiscati, argomento sul quale la politica dovrebbe avviare una seria riflessione”.

I sostenitori della petizione stanno aumentando velocemente. Sono tutti quelli che non ne possono più di retoriche antimafia, di palcoscenici sui quali non hanno esitato a salire personaggi dai quali abbiamo anche dovuto imparare a non fidarci. Nulla di più scontato: ma come non ribadire che l’antimafia si fa con i fatti?

Come scrive ancora da Sud: “Le vittime innocenti della mafie e tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese meritano di più. Attivino piuttosto subito la Commissione parlamentare antimafia indicando presto un’agenda di lavori urgenti da compiere, di inchieste da svolgere. Facciano un dibattito approfondito al proprio interno e assumano il punto di vista antimafia come un prerequisito del proprio agire. Viceversa il futuro del nostro Paese resterà per sempre compromesso”.