La vita degli universitari è molto complicata tra lezioni, esami, ricevimento dei professori, prove in itinere ed incontri extra. Cosa dire allora di quegli studenti che sono costretti a viaggiare ogni giorno o cambiare vita trasferendosi a Catania? Quattro fuorisede ci raccontano le loro esperienze.

Corrado Loreto e Francesco Cimino dicono di non sentirsi emigranti e di avere anzi con Catania una certa confidenza, visto che l’hanno frequentata per tanti anni. Per Dalila Adernò, al contrario, trasferirsi a Catania significa proprio emigrare da un  paese che lavorativamente parlando non può offrire nulla a una grande città con molte risorse.

Che cosa studi qui e perché hai fatto questa scelta?

“Studio Filologia Moderna – dice Francesco- ho fatto questa scelta perché obbligato dallo sciocchissimo sistema di crediti che ho maturato nella triennale e che mi hanno letteralmente vincolato a fare questa facoltà”. Anche Mariarita Zappalà spiega: “Frequento l’ultimo anno di specialistica in Comunicazione della cultura e dello spettacolo. Ho scelto questa facoltà per assecondare la mia passione per il mondo dello spettacolo e soprattutto per il teatro regionale e d’opera”.

Avresti preferito andare a studiare altrove? E dove per esempio?

Francesco: “Avrei sicuramente preferito studiare altrove, in atenei con corsi di laurea più specificamente connessi con i miei interessi e con l’ambito per il quale studio, ossia le materie storiche e la storia medievale in particolare. Atenei come quello di Firenze, di Pisa o di Padova. Dalila dice: “Ho sempre preferito l’altrove. Appena laureata in Comunicazione avrei voluto fare un master a Torino, ma la verità è che il pizzo esiste anche al Nord. Quando ad uno studente siciliano chiedono 400 euro di affitto mensile per una singola, quella, per me, è una versione nordica del pizzo”. Anche Corrado avrebbe preferito andare fuori, al Nord Italia o a Roma.

Quanto senti distante culturalmente questa città che ti ospita e che ti sta aiutando nella formazione, dalla tua città natale?

“Augusta dista da Catania 40 km e 1000 anni luce – commenta Mariarita- purtroppo il susseguirsi di amministrazioni sbagliate e corrotte hanno fatto sì che Augusta si spegnesse anno dopo anno, giorno dopo giorno. Oggi non abbiamo più un cinema, non abbiamo un centro di aggregazione giovanile, non abbiamo un teatro e le scuole superiori sono tutte ubicate in strutture fatiscenti. Vivere a Catania per me è una forma di evasione. Posso nutrirmi di cultura anche solo passeggiando per le vie del centro e questo mi dà la forza di continuare a studiare per poter realizzare un giorno qualcosa di buono per i giovani della mia città”.

Francesco dice: “Non riesco a notare una grande differenza tra Catania e la mia città natale che è Giarre (da considerare insieme a Riposto). Gli stessi limiti socio-culturali, lo stesso disinteresse della politica, la stessa delinquenza dilagante, gli stessi cittadini, la stessa testa. Catania ha l’aspetto e le potenzialità di una grande città, ma l’anima e la sostanza di un paesone di provincia. E questo è un grande male”.

Dove sei nato? E che posto è quello che hai lasciato? Ci torni spesso?

“Sono nato a Noto, in provincia di Siracusa, ma sono cresciuto ad Avola, una cittadina del siracusano che si affaccia sul mare- spiega Corrado – per diversi motivi non torno più a casa mia, tranne per le feste e d’estate”. Anche Dalila la pensa così: “Sono nata e cresciuta a Noto e ci torno poco solo per la mia famiglia, visto che non ho amici o legami e la considero un paese per vecchi”.

Dove immagini il tuo futuro? A casa tua? A Catania? In qualche altro posto d’Italia o del mondo?

Francesco immagina il suo futuro fuori dalla Sicilia e anche dall’Italia. “Avrò mancanza del mio piccolo mondo, ma oggettivamente qui non vedo alcuna speranza di lavoro, di fortuna, di appagamento professionale. Punto molto sui paesi del centro-nord Europa: Inghilterra, Belgio, Francia, Germania”. Anche Mariarita e Corrado intravedono la possibilità di andare fuori, mentre Dalila immagina il suo futuro a Catania perché qui sta bene e c’è tutto.

E cosa mi dici dei trasporti che collegano casa a Catania?

Mariarita, Dalila e Francesco concordano sull’inefficienza dei trasporti che sono in pessimo stato, insufficienti numericamente, sporchi, vecchi, con orari limitati e prezzi ormai alle stelle. In una parola pessimi.

E sulle condizioni delle case in affitto?

Francesco racconta: “Mi trovo molto bene nella mia casa in affitto: è una bella casa e il prezzo è ottimo. La divido con una giovane coppia pulita, ordinata ed educata, con cui ho instaurato un bel rapporto. Così come è successo con la padrona di casa che si è dimostrata sempre reperibile ed onesta”. Mariarita ha cambiato tre case ed è sempre riuscita a trovare il meglio. Oggi a causa della disonestà dell’ultima padrona di casa si ritrova a dover viaggiare, anche perché non ha più trovato case con il contratto in regola. Anche Corrado ha cambiato tre case: “ La mia attuale padrona di casa è un’ex docente universitaria che abita a fianco, non fa pressione di pagamenti ed essendo proprietaria di terreni agricoli ci regala spesso frutta e verdura. Anche con i miei coinquilini il rapporto è ottimo, tanto che non li chiamo più “coinquilini” ma amici, quasi fratelli”.