Chiarezza nella destinazione dei fondi destinati alla lotta al racket, trasparenza nei bilanci delle associazioni che si occupano di questo tema e soprattutto basta alla passerelle antiracket che diventano un trampolino di lancio per la politica.

E’ durissima la presa di posizione di Confcommercio che stamani a Catania ha chiesto di ripensare complessivamente la lotta al racket specificando più volte che “l’impegno nell’antimafia non può diventare un mestiere, che come tutti i lavori mira al guadagno, ma deve essere esercitato rispondendo a un codice etico da persone che hanno un alto profilo morale”.

Il presidente di Confcommercio Sicilia Pietro Agen, il coordinatore delle associazioni antiracket del Sistema Confcommercio, Claudio Risicato, e il direttore generale di Confcommercio Catania Antonio Strano, facendo riferimento ai fatti di cronaca che hanno riguardato la Sicilia e diffusamente il territorio nazionale, hanno contestato quella che definiscono una deriva comportamentale.

Durante un incontro con la stampa Confcommercio lancia un’operazione trasparenza a 360° chiedendo a tutte le associazioni antiracket un netto segnale di cambiamento.

“Chiarezza nella destinazione dei fondi destinati alla lotta al racket: oltre 10 milioni di euro in un solo Pon sicurezza non ci è ben chiaro come siano stati investiti. Chiarezza nei bilanci delle associazioni antiracket: che vengano resi pubblici, così come eventuali contributi (ai quali comunque siamo contrari), tutto deve essere rendicontato e non devono apparire voci riguardanti costi del personale. Vogliamo dire no ad un antiracket come trampolino di lancio per la politica, no alle passerelle, alle associazioni che diventano stipendifici”, dicono Agen, Risicato e Strano.

Fa particolarmente rumore, poi, l’invito alla sobrietà che Piero Agen rivolge a quanti sono o vogliono essere impegnati nella lotta al malaffare e per la legalità.

“Chi fa attività antimafia è una persona normale, non è un eroe – dice il vicepresidente nazionale di Confcommercio – è colui che presta gratuitamente un servizio, l’antiracket si fa per strada e in silenzio. Senza clamori. E’ una forma di volontariato che parte dal basso, non può diventare un sistema che opera invece in alto, tra i vertici, dove si lucra e si guadagna, si arraffano incarichi e poltrone”.

Durante la conferenza stampa sono state illustrate alcune misure che Confcommercio chiederà al Governo come, ad esempio,  l’aggravante della pena e la certezza della stessa, il rafforzamento delle forze dell’ordine, le modifiche al codice civile affinché banche e assicurazioni non chiudano le porte ai soggetti deboli. Significativa la pro proposta di far divenire produttivi i beni sottratti alla mafia: “veri e propri strumenti di reddito inseriti in un fondo immobiliare”.

La nostra terra non ha bisogno di professionisti dell’antimafia – conclude Risicato – che purtroppo abbondano ai vari livelli anche nelle organizzazioni datoriali, ma di cittadini che forti dei loro principi morali e delle loro idealità si pongono in contrasto per puro senso civico con il fenomeno mafioso che ostacola lo sviluppo socio-economico della nostra nazione”.