“L’Ars rischia di fare macelleria sociale al contrario. Perde tempo con gli ex pip e toglie risorse e attenzione alle imprese”.

E’ l’allarme lanciato da Confindustria Palermo che, con una nota, prende posizione nella vicenda delle espulsioni dei precari dal bacino dei sussidi che ha impegnato buona parte della seduta di ieri del Parlamento regionale.

Appena ieri il Presidente della Regione aveva denunciato un altro caso di precario, stavolta asu, ma con reddito da mezzo milione di euro.

“L’Ars non si accorge che salvare gli ex Pip – prosegue la nota – alcuni di questi con redditi che certamente non necessitano di un sussidio, è una manovra estremamente pericolosa e che alla Sicilia porterà solo effetti negativi. Il prezzo di queste operazioni pseudo-populiste è alto, e a pagare il conto sono sempre i lavoratori del privato e le imprese”.

“I lavoratori delle aziende private – proseguono gli industriali palermitani – hanno standard di professionalità, efficienza e produttività eccellenti nella stragrande maggioranza dei casi. Eppure quando un’azienda chiude, tornano a casa. Non bloccano strade, non tengono sotto ricatto una classe politica. Sono loro che reggono il peso della produzione, quella vera. Così come le imprese, gli imprenditori rischiano, investono, scommettono con le proprie forze e le proprie tasche. Questa è la strada, a questa economia si deve ridare fiato”.

“L’Ars non può più garantire alcuna forma di sussidio per qualsivoglia precario – conclude la nota – Ora più che mai la Sicilia ha bisogno di rigore e sviluppo.