A livello nazionale sembrano beghe di poco conto. La celebrazione del congresso dell’Udc che questa notte ha sancito la riconferma di Lorenzo Cesa alla guida dei centristi italiani per uno scarto di quattro voti sul candidato siciliano Gianpiero D’Alia mostra l’affanno di un partitino – ormai – che dall’Italicum, la nuova legge elettorale che dovrebbe andare spedita in Parlamento nelle prossime settimane, sarà spazzato via.

Ma l’Udc in Sicilia esiste. E’ un partito che compone la maggioranza di governo e che proprio nell’Isola mantiene la ‘cassaforte’ di voti che hanno consentito anche nell’ultimo giro elettorale l’elezione di Casini&C. E poi sarebbe fin troppo banale liquidare alla percentuale da prefisso telefonico dell’Udc come se nulla fosse. Basta guardare la composizione del governo appena nato del rottamatore Matteo Renzi per capire che le influenze di Pierfurbi siano ancora molto pressanti. Nel governo, il turn over dei ministri ha ‘colpito’ D’Alia che ha ceduto alla futura mamma Marianna Madia il posto alla Semplificazione amministrativa per aprire le porte a Gianluca Galletti, neoministro dell’Ambiente. Da un dicastero senza a un altro con portafogli. Se si considera che Casini aveva appena ufficializzato di aver rimesso piede nel centrodestra, il risultato è sorprendente senza considerare la partita apertissima per i viceministri e i sottosegretari.

In Sicilia, inoltre, la lettura del voto venuto fuori dalle urna del congresso romano rischia – ulteriormente – di avere refluenze sulla tenuta del partito: a schierarsi con il segretario riconfermato, dall’entourage del messinese Gianpiero D’Alia, sono stati i delegati del deputato regionale trapanese Mimmo Turano e insospettabile fra gli insospettabili anche l’assessore regionale alla Famiglia, Ester Bonafede.

La Bonafede, nel rimpasto regionale più volte annunciato ma che adesso sembra alle porte, non si sente tutelata e forse per questo ha deciso di abbandonare la guida di D’Alia. Che adesso viene corteggiato dai deputati del gruppo Per l’Italia alla Camera perché assuma il ruolo di capogruppo. Lorenzo Dellai, attuale capogruppo, infatti si è dimesso dopo la debacle del movimento che fa capo all’ex ministro della Difesa Mario Mauro convinto di poter continuare la sua esperienza a capo delle Guardie Armate italiane.