Un mutuo da oltre 2 miliardi da restituire in 30 anni per spalmare il vecchio debito della Sanità siciliana (1 miliardo e 800 milioni) e mettere al sicuro i conti regionali (400 milioni necessari per il 2015). Come in un flash back torna in giunta una proposta che non è una novità nella sostanza, ma lo è, semmai, nei numeri e nei contenuti.

Il documento, un disegno di legge discusso martedì scorso dall’esecutivo guidato da Rosario Crocetta,  si rifà al vecchio ddl che oltre un anno fa fece segnare i primi scricchiolii fra l’ex assessore all’Economia, Luca Bianchi, e parte del Pd. Una vicenda che si dice contribuì proprio alle dimissioni del predecessore di Agnello e, ora, di Alessandro Baccei.

Quell’atto prevedeva l’accensione di un mutuo da un miliardo e 100 milioni da restituire in 20 anni e sarebbe servito a pagare i debiti della regione nei confronti delle aziende non solo sanitarie). in quel caso il mutuo doveva essere garantito con le tasse dei siciliani mantenendo al livello massimo le aliquote locali ma questa garanzia venne stoppata. Oggi la nuova norma aggiunge un ulteriore mutuo da 2 miliardi di euro restituibile non più in 20 ma in 30 anno, con rate non più da 100 ma da 70 milioni annui.

“Se il buongiorno si vede dal mattino la Sicilia non potrà che subire un grave danno dall’operato del Crocetta Ter” tuona in una nota il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Marco Falcone.

Secondo l’esponente dell’opposizione l’ipotesi avanzata dall’assessore Baccei, sarebbe “tutto a carico dei cittadini siciliani, che anche questa volta diventano vittime di una malagestio” perchè Irap ed Irpef potrebbero restare al massimo e non scendere a fino anno come previsto negli accordi del piano di rientro della sanità.

Falcone, ricordando che Baccei è “l’uomo voluto da Renzi a Palazzo d’Orleans” chiede di eliminare “l’insopportabile prelievo tributario di oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro ai danni della Regione da parte dello Stato, e battendosi per ridurre la quota relativa alla compartecipazione alla spesa sanitaria da parte della Regione, ad oggi la più alta d’Italia”.