Diciassettemila dipendenti coinvolti. Tutto personale non dirigenziale della Regione siciliana. Al centro, in queste ore, della contrattazione tra comitato direttivo dell’Aran, l’agenzia regionale per la rappresentanza negoziale della Regione, e sindacati di categoria dei lavoratori pubblici. Stamattina la riunione preliminare all’incontro ufficiale fissato per il prossimo 8 settembre.

Data in cui il Cobas Codir formalizzerà la propria richiesta già avanzata questa mattina, incalzando quella a “rappresentanze unificate” degli altri sindacati (i comparti funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, il Siad e il Sadirs), di prevedere la progressione verticale delle carriere per tutti i 17 mila dipendenti regionali. Senza tenere conto della produttività e quindi del merito, nonostante proprio il Cobas Codir abbia in questi giorni condotto una crociata contro aspetti parziali dell’attività dell’amministrazione regionale, individuando sprechi e disfunzioni, ma dimenticandoli in fretta quando si è trattato di salvaguardare gli interessi dei dipendenti regionali. Che era invece la richiesta delle altre sigle sindacali.

Una “democratizzazione” della contrattazione regionale che oltre a non tener conto della “qualità” dei dipendenti pubblici, non tiene in alcun modo conto delle difficoltà economiche della Regione siciliana, costretta a riconoscere ai dipendenti il 4,85% di aumento salariale nei primi due anni e il 3,20 nei secondi due anni del contratto regionale ormai scaduto nel 2009 e non rinnovato già dal 2006.

Un conto economico sull’impatto degli aumenti salariali nella contrattazione che equipara i dipendenti allo scatto contrattuale già goduto dagli statali, non è stato ancora fatto. Ma di certo peserà notevolmente nelle casse della Regione. Il presidente dell’Aran, dalla riunione informale di questa mattina ha tratto le indicazioni di massima dai sindacati e prima di presentarsi all’incontro ufficiale dell’8 settembre ha chiesto un confronto all’assessore regionale alle Autonomie Locali, Caterina Chinnici, per comprendere la linea del governo regionale.
(edd)