Per segnare una svolta epocale non bastano alcune firme su un documento. Bastano, però, ad innescare una polemica.

E’ così, infatti, con alcune firme su un ddl “trasversale” dell’Ars, che si è lanciata una sfida. Purtroppo, allontana invece di avvicinare i laici dai cattolici, il centrodestra dal centrosinistra, gli etero dai gay.

Colpa, probabilmente, del tatticismo e dell’opportunismo di alcuni politici nostrani, che in queste ore stanno consolidando la rottura tra statuti dei partiti di appartenenza  e le prese di posizione dei singoli.

E’ così, dunque, che fra i “bigotti” inquilini dell’Udc, di Futuro e Libertà e del Pdl, si sono registrati sottoscrittori o presunti tali (vedi il caso del presunto dietrofront del berlusconiano Alberto Campagna).  Con il laicissimo Pino Apprendi (Pd), che è stato primo firmatario, i capigruppo Mpa, Musotto, e Udc, Adamo, e il deputato Aricò (Fli) hanno aperto ufficialmente alle coppie di fatto. E alle unioni tra i gay. E alle adozioni gay.
Lo hanno ben capito le organizzazioni omo. ”E’ un segnale di apertura politicamente rilevante”, ha detto Daniela Tomasino, vicepresidente dell’Arcigay Palermo, che ricorda: “Il disegno di legge prosegue la strada tracciata dal protocollo anti-discriminazione firmato dalla Regione con l’Unar ed è in linea con le recenti approvazioni, da parte dei consigli comunali di Palermo e di Milazzo, rispettivamente di una mozione contro l’omofobia e del registro delle unioni civili”.

Le posizioni dei firmatari sono dunque ancora più laiche di quanto possa a prima vista sembrare.

Stupisce, perciò, il comunicato del coordinatore provinciale di Fli, Alessandro Aricò, che, proprio parlando del ddl approdato in Assemblea regionale, recita: “La differenza di sesso tra i due coniugi è un elemento imprescindibile dal concetto stesso di coppia. Perciò non vorrei che la proposta fosse soggetta a inopportune strumentalizzazioni. Da convinto cattolico ribadisco di considerare la famiglia come unica unione matrimoniale fra uomo e donna, ma il ddl non è destinato esclusivamente alle coppie omosessuali. Che poi ne traggano beneficio è un altro discorso”.

Aricò conoscerà bene il catechismo della chiesa cattolica e le recenti raccomandazioni della Cei ai politici italiani. Ma, lasciatecelo dire, le sue ultime posizioni sono quelle di un laicista convinto che ha “aperto” ufficialmente alla coppie gay. Che ci vuole ad ammetterlo? Mica è un delitto. E, comunque, la posizione apre un dibattito su una questione che riguarda migliaia di siciliani gay. Il che, appunto, è il compito della politica.