Il gip di Palermo ha revocato gli arresti domiciliari disposti martedì per i deputati regionali siciliani Nino Dina e Roberto Clemente e per l’ex parlamentare Franco Mineo che tornano, dunque, liberi.

Per il giudice, oltre ad essere cessate le esigenze cautelari, ci sarebbe stato un errore nella contestazione del reato. Gli indagati erano accusati di corruzione elettorale.

Secondo il giudice, lo stesso che tre giorni fa aveva disposto i domiciliari, gli indagati avrebbero violato non la normativa nazionale ma quella regionale e anche se la materia penale è di esclusiva pertinenza nazionale, la norma violata che la Procura avrebbe dovuto contestare loro, non è quella prevista dalle legge nazionale del ’57, ma da una legge regionale del ’70.

Una differenza non da poco visto che la legge la conseguenza, sul piano penale è una diversa previsione di pena in caso di dimostrazione del reato. La contestazione non sarebbe. quindi, punibile con una condanna fino a 4 anni di reclusione ma solo fino a 3. Questa differenza rende inapplicabile la custodia cautelare preventiva. Sulla richiesta dei legali degli indagati di revocare la misura per la cessazione delle esigenze cautelari si era comunque espressa favorevolmente anche la Procura.

Restano ai domiciliari, invece, l’aspirante consigliere comunale Giuseppe Bevilacqua e il finanziere Leonardo Gambino, accusati anche di corruzione. Secondo gli inquirenti Bevilacqua avrebbe messo a disposizione il suo pacchetto di voti a Dina, Clemente e Mineo in cambio di finanziamenti per le proprie società e incarichi per alcuni familiari. Bevilacqua, infine, avrebbe anche chiesto voti alla famiglia mafiosa di Tommaso Natale promettendo, in cambio, posti di lavoro.