Le tasse riscosse in Sicilia devono restare nell’Isola. E’ questa la sostanza della sentenza della Corte costituzionale depositata ieri, con la quale ha accolto una serie di contestazioni mosse dalla Regione in materia di ‘contenziosi fiscali’ con il Governo nazionale. La decisione della Consulta riguarda l’Iva e le imposte aggiuntive su pagamenti effettuati dall’estero verso il territorio nazionale o viceversa. Questo concetto vale però per le imposte previste fino alla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001.

La Consulta, nello specifico, ha dichiarato l’illegittimità di una parte della norma contenuta nel decreto del 21 giugno 2013 (Disposizione per il rilancio dell’economia), che prevede l’aumento di gettito anche dei tributi riscossi nel territorio siciliano.

La Regione aveva presentato ricorso perché riteneva che violasse l’assetto finanziario stabilito nello Statuto, che prevede che alle casse siciliane oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, spettino anche tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, dirette o indirette, a eccezione di quelle espressamente riservate allo Stato in quanto nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato, specificate nelle apposite leggi che prevedano tale destinazione.