Si torna indietro nel tempo. Allo stesso punto in cui le trattative fra il governatore Rosario Crocetta e il Partito democratico si erano spinti fino alla scorsa settimana alla vigilia della direzione regionale. Governo nuovo, indicazioni di assessori discusse e approvate dalla direzione con la concessione di una blindatura “Dem” all’imprimatur su Nelli Scilabra.

Poi tutto salta. Salta quando il segretario regionale del Pd siciliano, Fausto Raciti, mette il veto alla candidatura per le europee di Giuseppe Lumia, il senatore eletto nella lista del Megafono e iscritto al gruppo parlamentare Pd. Raciti richiama il vincolo dei tre mandati previsti dallo statuto per stoppare la corsa verso Bruxelles del parlamentare di Termini Imerese e lo scontro con il governatore si riapre più violento che mai con lo strappo della nomina dei dirigenti delle Asp bocciato da Raciti come ‘l’atto di un governo senza rappresentatività politica’.

La linea, oggi che il Pd si è riunito all’Ars sotto la guida del segretario regionale, rimane quella dettata da Raciti in direzione regionale domenica scorsa. In un documento a firma congiunta Raciti-Baldo Gucciardi, il capogruppo dem che oggi è sembrato in discussione per una linea ‘morbida’ sul futuro del governo a guida Crocetta, si chiarisce che “la posizione del Pd non cambia di una virgola, va rispettato il patto originario, Crocetta ci dica qual è il suo progetto e dove vuole andare – come sostiene il segretario regionale –  Non è una questione di nomi e neppure se fare il governo prima o dopo le liste per le europee. Discutiamo ma con la coalizione e non con incontri separati”.

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Stessa soluzione, dunque, rispetto a quella individuata dal confronto diretto fra Crocetta e delegazione Udc che a palazzo d’Orleans si sono confrontati definendo l’esito dell’incontro positivo e dichiarando la necessità di un tavolo di confronto aperto a tutti gli attori della coalizione. Si torna indietro dunque e ancora una volta, si dovrà una quadra condivisa fra ‘offerte’ dei partiti – in termini numerici di poltrone e sostanziali di nomi – e scelte del governatore Crocetta.

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Quello che appare chiaro, a questo punto dello scontro, è che la linea di rigore imposta dalle ‘richieste’ del Pd al suo governatore manca di un passaggio fondamentale: non c’è il via libera da Roma – ovvero dalla segreteria nazionale del partito democratico – di staccare la spina a Crocetta mentre, evidentemente, nell’asse Palermo-Capitale sono in corso le trattative per le candidature alle europee in un equilibrismo centellinato con il bilancino che dovrebbe servire ad una mediazione in pieno stile Cencelli.

Intanto la giornata convulsa di ieri – con la corsa in avanti di Crocetta sulle nomine Asp, la lite con l’Udc e il gelo con il Pd – si arricchisce di particolari e indiscrezioni. A Palazzo d’Orleans, pare che il governatore fosse riunito con il senatore Lumia e insieme attaccati al telefono chiamavano gli assessori del governo del presidente annunciato dall’ex sindaco di Gela. Un intervento dall’alto – ovvero dagli uffici di Largo del Nazareno – ha fermato la mano di Crocetta. E l’annuncio della squadra nuova di zecca, sganciato dall’accordo con i partiti della coalizione, è stata rimandata. Nel frattempo si fa melina, attribuendo vicendevolmente la responsabilità ai partiti o al governatore.

Di certo c’è che nel gruppo Pd, a parte Fabrizio Ferrandelli (che nelle nomine Asp pare abbia ‘incassato’ l’incarico ad un uomo considerato a lui vicino: Gervaso Venuti indicato alla guida di Villa Sofia, ndr), Baldo Gucciardi e Antonella Milazzo, gli altri deputati sono tutti ‘anti-crocettiani’ e sembrano non avere intenzione di far passare il diktat del presidente della Regione.

E in serata arriva anche la posizione ufficiale di Crocetta: “Sono pronto al confronto a 360° per la conferma e il rilancio del patto originario, di quel patto che era stato siglato da Pd, Udc e Megafono che ha consentito l’elezione del presidente. Quel patto per me è il caposaldo dell’accordo che abbiamo sottoscritto col popolo siciliano e che non può essere messo in discussione per nessun motivo e per nessun’altra ragione di opportunità”.

“Sono coerente e leale, non tradirò mai quel patto ne penso che lo possa fare alcun altro – continua il Presidente della Regione -. Sono convinto, come il Segretario, che dobbiamo partire necessariamente da lì e che le questioni di assetto del governo e l’assicurazione di una maggioranza in aula non possono che partire da questa considerazione, anche a rischio di essere minoranza in Assemblea. All’indomani del mio insediamento in parlamento, ho sostenuto proprio questa tesi, il governo è composto dalle forze che hanno siglato il patto. Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche parlamentari per verificare una possibile intesa per le grandi riforme, lo sviluppo, l’occupazione, la lotta alla mafia, la semplificazione amministrativa, la riqualificazione della spesa. Non ho posto veti a nessuno e non mi sono mai introdotto nelle dinamiche interne di nessun partito, neppure del mio. In  questi mesi ho fatto solo il presidente della Regione. Qualsiasi ipotesi, dunque, di allargamento della maggioranza della composizione del governo non può che partire dalla condivisione delle idee e dei valori per cui ci siamo messi insieme e di tutto ciò che abbiamo promesso ai siciliani”.

“Lealtà dunque fino in fondo – conclude Crocetta – Nei prossimi giorni, sulla base della condivisione delle forze politiche, a partire dal mio partito, convocherò un incontro che possa determinare un’atmosfera di serenità, che consenta l’accelerazione di un grande progetto di innovazione che oggi è persino di salvezza per la Sicilia, in una fase storica nella quale viene messa persino in discussione l’esistenza della medesima. Non sono uomo di tradimenti, la mia storia parla chiaro, ho militato sempre a sinistra e forse sono stato tra i pochi sindaci che ha amministrato in Sicilia mantenendo per tutto il periodo del mandato un’amministrazione, quella di Gela, esclusivamente composta dalle forze che hanno contribuito alla mia elezione anche quando nel corso del primo mandato, la mia maggioranza era composta 12 consiglieri contro i 18 delle opposizioni. Eppure ho governato con fermezza sulle questioni della legalità e con il confronto aperto sul piano delle idee. Questi sono i miei principi e con questi principi mi sono presentato ai cittadini. Sono contento dunque, che le forze politiche rilancino il tema del patto originario”.