Dalla terra possono venire lavoro per le giovani generazioni e una spinta forte allo sviluppo. E’ con questo convincimento che la Flai Cgil Sicilia ha elaborato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’affidamento delle terre demaniali e private inutilizzate o sottoutilizzate a cooperative sociali e a piccoli produttori agricoli.

“L’obiettivo –ha detto il segretario generale della Flai regionale, Salvatore Tripi, nel corso di un dibattito- è favorire l’occupazione giovanile e il reinserimento di soggetti svantaggiati, promuovendo un modello produttivo basato sulla qualità della filiera corta”. Ma è anche “contenere il degrado ambientale-si legge nelle finalità del ddl -salvaguardare il suolo e gli equilibri idrogeologi, limitare gli incendi, favorire un assetto ottimale del territorio”. Sul testo partirà da oggi la raccolta di firme. Apprezzamento per l’iniziativa è venuto dall’ assessore regionale all’agricoltura, Nino Caleca, intervenuto all’incontro.

“E una proposta che sottoporrò al dibattito politico – ha detto- ma che faccio mia. Il mio obiettivo- ha aggiunto- è portare nelle campagne la generazione digitale. Faremo un piano complessivo- ha sottolineato Caleca- che immagino di chiamare riforma agraria 2.0”.

“Siamo fiduciosi – ha sostenuto la segretaria generale nazionale della Flai, Stefania Crogi- che la nuova formazione di governo possa dare ascolto al sindacato che propone qualcosa di concreto per il rilancio del territorio e dell’occupazione”. Con la legge di stabilità dello scorso dicembre la regione siciliana ha costituito l’Albo Banca della terra in Sicilia, “una novità -ha detto Tripi- che rischia di arenarsi”. Un ruolo importante , per il sindacato, ha in questo contesto l’assessorato all’agricoltura, anche per quanto riguarda l’attuazione della spesa del nuovo Psr 2014/2012 che ammonta a due miliardi.

Il ddl proposto dalla Flai Sicilia si articola in otto titoli, prevede che si parta dall’inventario dell’esistente e che ci siano poi bandi degli enti locali per gli affidamenti dei terreni che resterebbero comunque di proprietà pubblica o privata.

“L’idea- ha rilevato Tripi- è di attuare il recupero di beni materiali, ma anche di valori culturali e identità territoriali e della legalità, realizzando percorsi nuovi di agricoltura rurale, sostenibile, sociale, sostenuta dalle comunità locali”.