Il ministro Padoan di certo ieri al ministero non c’era. Il governatore Crocetta avrà avuto rassicurazioni dagli alti burocrati delle finanza e per questo può tirare un sospiro di sollievo. Anzi di più: può puntare il dito contro quei detrattori che continuano a invocare i venti di una crisi economica imminente e politica strisciante.
I conti della Regione siciliana, ha detto ieri sera Crocetta, sono a posto. Lo certifica il ministero dell’Economia che avrebbe escluso il pericolo di un mancato pareggio di bilancio.

Una carta che il governatore userà certamente nell’eterno scontro con il suo partito che rivendica di fatto e senza tentennamenti un terzo rimpasto di governo, il secondo nel volgere di meno di due mesi. Eppure che il groviglio siciliano sia stato causato anche da passi falsi della stessa dirigenza Pd oltre che dall’incontenibile esuberanza del presidente Crocetta, è una verità storica che qualcuno dovrà riconoscere prima o poi.

A partire dalle candidature in conflitto per le elezioni europee che hanno visto opporsi tre fazioni: da un lato Crocetta e Lumia che infine sono riusciti a piazzare in lista la Stancheris, dall’altro il renziano della segreteria nazionale, Davide Faraone che aveva portato a casa la candidatura Giusi Nicolini senza concordarla con la segreteria regionale per poi non difendere il sindaco di Lampedusa. E dall’altro infine la posizione del segretario regionale del Pd, Fausto Raciti che ha puntato i piedi per Chinnici e Fiandaca, quest’ultimo con i buoni auspici del Quirinale che sulla trattativa stato-mafia, dopo le ripetute tiratine per la giacchetta della Procura di Palermo, ha un’idea ben precisa.

Alla fine l’unico vincente è appunto il segretario che forte della sua posizione lancia l’ultimatum a Crocetta. Come finirà? Nell’ambiente si dubita che il Pd sia veramente pronto a una sfiducia. Ma indicazioni precise sulla rotta da seguire nell’Isola possono venire dalla direzione nazionale del Pd, il prossimo 14 giugno quando è annunciato un rimpasto di deleghe interne alla segreteria e la nomina del presidente del partito dopo le dimissioni di Cuperlo in posizione anti-renziana. Ma i rapporti fra le componenti, anche dopo la schiacciante vittoria delle europee, si sono rilassati e dalle indicazioni sulle deleghe in segreteria potrebbero giungere importanti indicazioni anche sul futuro degli equilibri di forza nell’Isola.