L’ordine di Matteo Renzi è stato perentorio: cacciate Crocetta. Come leggete qui, il premier è imbufalito per l’ultima trovata di Crocetta in versione sirenetto rapito da novelle Br e ha intimato ai suoi di far cadere il presidente della Sicilia. Facile a dirsi ma difficile, se non impossibile, a farsi.

Il vero nodo sono i deputati regionali, di maggioranza e più di uno anche di opposizione, che al solo sentire le parole ‘sfiducia’ o ‘dimissioni, iniziano a avere convulsioni simil epilettiche e minacciano di trasformare il Parlamento in una roccaforte inespugnabile, difesa con le armi fra i denti. E allora quali strumenti adottare per far sloggiare Crocetta?

La prima ipotesi cui si era lavorato era stata quella di assecondare la naturale indole alla diplomazia del governatore e mandarlo Libia a trattare con l’Isis, come da lui suggerito peraltro. Unico ostacolo sarebbe stato, pare, che i libici temendo una foto spot di Crocetta adamitico a Bengasi, avrebbero annunciato una migrazione collettiva verso la Sicilia.

Si era valutato anche di proporre Crocetta come protagonista della serie ‘Squadra antimafia’ in virtù del suo noto fiuto sbirresco, ma questo avrebbe scatenato l’ira del senatore Beppe Lumia che da anni reclamerebbe un giusto ruolo nella fiction, essendo stato – curriculum alla mano – uno dei più famosi antimafiosi di professione nel Paese. Sono state scartate pure le ipotesi di Crocetta giudice a Xfactor perché troppo showman rispetto a Skin, Mika, Fedez ed Elio e quella del Saro siculo come prossimo conduttore di Sanremo perché, storpiando tutti i nomi inizianti con la C e la G, avrebbe causato non pochi casini nelle operazioni di televoto.

A questo punto, colpo di genio, si sarebbe avanzata l’unica ipotesi realmente consona con le aspirazioni di Crocetta, l’unica per la quale avrebbe rinunciato a essere il governatore della Sicilia: essere candidato alle elezioni presidenziali degli Usa. Secondo boatos, Crocetta sarebbe allettato dalla proposta, la sola davvero confacente alla sua indiscussa autorevolezza e alla evidente capacità amministrativa. Inoltre sondaggi riservatissimi effettuati su un campione selezionato, (ovvero le uniche 6 persone che non lo hanno criticato nei social per la foto di risposta al cantante Vecchioni) assegnerebbero a Crocetta una vittoria schiacciante.

Come condizioni, però, il governatore avrebbe posto alcuni capisaldi, in assenza dei quali non potrebbe rivoluzionare anche gli States. La prima condicio sine qua non, sarebbe la presenza al suo fianco di Antonio Ingroia con al seguito Sicilia e Servizi, in modo da eliminare il problema della concorrenza sleale di Apple e di Microsoft facendole fallire entrambe. Altre condizioni essenziali sarebbero: la vicepresidenza assegnata anche negli Usa a Mariella Lo Bello per scardinare dall’interno il sistema universitario americano trasformando Yale e Harvard in una succursale delle Poste di Canicattini Bagni e la nomina di Patrizia Monterosso come segretario di Stato, potendo vantare, fra gli altri meriti indiscussi, anche la stessa tinta di capelli di Hillary Clinton ultima donna ad aver ricoperto l’incarico.

Alla luce dei brillanti successi conseguiti dal presidente Crocetta e dai quasi 50 assessori che lo hanno accompagnato negli smaglianti 3 anni di governo, sarebbe pronto anche lo slogan per la campagna presidenziale: “Yes, he can’t”.