“Le profezie di sciagura, gli attacchi continui al governo sono totalmente immotivati, stiamo lavorando bene, i dati lo dimostrano e il 2015 sarà l’anno della crescita con un incremento del Pil del 1,5%”. E’ il commento rassicurante di Rosario Crocetta allo studio economico diffuso dalla Fondazione Res che ha ipotizzato per il 2015 un’inversione di tendenza del Pil rispetto agli anni precedenti ed ha fissato nell’anno scorso il momento peggiore della recessione.

Il 2014 – si legge in una nota inviata alcuni giorni fa dalla Fondazione – sarebbe il punto di arresto di un processo recessivo che dal suo avvio, identificabile nel 2007, ha visto una caduta del Prodotto lordo superiore al 13%, del valore aggiunto industriale del 7%, delle costruzioni dell’11%, dei servizi del 14% ma, soprattutto, un crollo del 41% degli investimenti in macchinari e attrezzature e del 19% di quelli in costruzioni e la chiusura di quasi 25 mila imprese attive”.

Gli analisti di Res ritengono invece che il 2015 “dovrebbe essere l’anno dell’inversione di tendenza con un Pil previsto a +1,5% spinto da una, seppur debole, ripresa della domanda, soprattutto nella componente interna (consumi privati) e, in misura minore, sul versante delle esportazioni, che hanno segnato una parziale battuta d’arresto nell’anno appena concluso. I consumi pubblici, invece, mantengono una tendenza in flessione che continua a influenzare negativamente il ciclo economico”.

Oggi da Bruxelles il governatore Crocetta commenta il rapporto della Fondazione Res diffuso anche dal Sole 24 ore spiegando che “i dati sono in gran parte legati al lavoro eccezionale fatto sull’utilizzo dei fondi europei e alle politiche di rigore finanziario, segnando un’inversione totale di marcia”.

A onor del vero, però, lo stesso documento a cui fa riferimento il presidente della Regione, dice anche che “per il 2015 le stime RES prevedono un ulteriore peggioramento della situazione occupazionale, con un tasso di disoccupazione massimo che dovrebbe confermarsi al 23%, per poi iniziare una lenta discesa a partire dal 2016. Si tratta di un dato superiore di oltre 10 punti rispetto alle medie nazionali”.

Il governatore siciliano, però, come del resto il premier Matteo Renzi che sulle azioni del suo esecutivo allontana gufi e gufate, si scaglia contro “i critici che ancora oggi continuano a diffondere notizie false sulla Sicilia” e conclude: “Guardassero i dati che vengono diffusi, da osservatori certamente non interessati, con obiettività”.

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