“Niente veti, niente ribaltoni ma spazio alle nuove formazioni. Il rimpasto nella giunta di governo si farà presto partendo dal patto originale di governo”. Crocetta ribadisce in varie interviste rilasciate qua e la le cose che ripete ormai da giorni. prosegue, dunque, la strategia del governatore che, come il suo predecessore, ama l’antico motto latino “divide et impera”.

Il patto federativo dei Drs con i tre deputati del gruppo misto (Cimino, Venturino e Gianni) e le voci di campagna acquisti di altri due deputati (uno dal Mpa ed un secondo proveniente da Ndc) in vista della nascita di una sorta di federazione dei moderati con la benedizione dei renziani (o almeno di Davide Faraone), se per Crocetta è un’arma per tenere buoni a posto gli alleati, per il Pd è una nuova deflagrazione.

In casa democratica, infatti, la battaglia interna comincia a prendere corpo e mercoledì prossimo si riunirà la Commissione di garanzia per tornare ad affrontare un nodo che sembrava chiuso ovvero i rapporti fra Pd e Megafono.

Una sorta di risposta alle manovre del Presidente. una partita a scacchi di velati avvertimenti reciproci che si gioca in queste ore e giorni. La Commissione è convocata per chiarire le regole in vista delle elezioni e definire i limiti e i termini delle candidature. Insomma chi è iscritto al Pd non può candidarsi altrove. Ma visti gli ultimi eventi la Commissione valuterà non solo i rapporti con il Megafono ma anche quelli intercorrenti fra il Pd siciliano e i Drs di Cardinale.

In questo clima Crocetta fa la prima donna e si gioca, molto bene a dire il vero, la sua partita politica rilanciando messaggi distensivi ma sempre accompagnati da un “tanto decido io”. E l’indicazione sembra essere, stavolta, indirizzata proprio ai Drs rimessi subito in discussione dopo avergli dato qualche spazio in più.

“I Drs confermano il pieno ed incondizionato mandato al presidente Crocetta nella scelta dei nuovi assessori – scrivono in una nota ufficiale -. Venuta meno l’ipotesi della delega nell’ambito delle politiche ambientali, per la quale il presidente intende personalmente individuare il profilo del titolare, rimane il nome di Antonio Fiumefreddo con la sua storia e la sua testimonianza. Sono certo che l’altissimo profilo del nuovo governo garantirà la rivoluzione avviata da Crocetta”.

A dirlo è proprio Marco Forzese l’unico certamente sconfitto in casa democratici e riformisti visto che il posto di assessore lo voleva lui come ha più volte fatto capire. I Drs, inoltre, vengono allo scoperto assumendosi la paternità di quel nome circolato già una settimana fa ma rimasto senza sponsor ufficiale.

Ed ecco arrivare un’altra doccia fredda: il posto che Crocetta dice da giorni di voler tenere per se, come jolly nella giunta potrebbe essere quello di Antonio Ingroia. A confermare l’indiscrezione è lo stesso Ingroia: “La politica non si fa con i se, ma se Crocetta dovesse chiedermi di far parte del governo, valuterei con attenzione questa possibilità”. Per lui sarebbe pronta proprio la delega all’Energia, il posto lasciato da un altro magistrato, Nicolò marino. “E’ una fase complessa -aggiunge Ingroia- e tocca a Crocetta trovare una via d’uscita al più presto per tornare affrontare i nodi concreti della crisi economica e sociale”.

Per tenere buono l’Udc, poi, crocetta annuncia: “Pace fatta con l’assessore Valenti” e aggiunge “non sono un trasformista, un ribaltonista.Ll’alleanza è sempre quella che mi ha eletto”. E infine lo zuccherino per Articolo 4 “con l’aggiunta – naturalmente – dei partiti che sono nati nell’alveo della maggioranza in questi mesi”.

Dunque tutto da rifare e partiti sempre più spaccati, maggioranza sempre più litigiosa e figura del Presidente sempre più centrale.