“Trovo stucchevole il dibattito sulla costituzionalità della legge sull’acqua pubblica. Anche perché il problema, semmai, potrebbe porsi sull’interpretazione di qualche comma. Voglio ricordare che le dichiarazioni di anticostituzionalità in Italia le fa solo la Corte Costituzionale, non i governi, né i deputati o gli assessori”.

Il presidente della Regione Rosario Crocetta interviene nella polemica scoppiata intorno alla legge sull’acqua pubblica, una riforma che si vuole approvare entro il 123 agosto, ata di chiusura del Parlamento regionale per ferie, ma che non sembra appassionare nessuno se non i promotori del referendum ed il mondo politico regionale.

Si tratta, comunque, di una materia sulla quale legiferare può essere utile al governo per sostenere di avere fatto le riforme e tirare avanti ancora “Il 2 ottobre 2014 l’assemblea generale delle Nazioni Unite – dice Crocetta – ha voluto dare un orientamento molto netto sulle risorse idriche, passando dalla definizione dell’acqua come bene pubblico a human right, cioè diritto fondamentale dell’uomo. Voglio ricordare che anche la disciplina europea non lo considera un servizio qualunque, ma come bene pubblico essenziale e, pertanto, l’accesso all’acqua ha una particolare protezione che configura un quadro normativo finalizzato a favorire la fruizione delle risorse idriche anche da parte dei più poveri”.

“Da parlamentare europeo mi sono battuto, già prima della risoluzione Onu, per definire il diritto all’acqua come uno dei diritti fondamentali dell’uomo e tutt’ora in Parlamento questa questione è fondamentalmente aperta fra coloro che sostengono la prevalenza degli interessi di mercato e coloro che vogliono rendere effettivo l’accesso universale all’acqua”.

“L’acqua come bene pubblico è uno dei capisaldi del programma di governo – dice Crocetta puntando proprio al riconoscimento di un’altra riforma fatta – che ho presentato per la mia elezione. Diverse città europee, diverse regioni e stati, hanno una gestione pubblica dell’acqua, senza che alcuno abbia mai sollevato problemi di contrasto con la direttiva europea. A Parigi l’acqua è affidata all’ente di diritto pubblico Eau de Paris sin dal 2010. A Palermo l’acqua è gestita da Amap, società pubblica. E potremmo continuare all’infinito nel citare esempi di gestione pubblica. Il
sistema privatistico di gestione dell’acqua in Sicilia è stato in questi anni, in molti casi, fallimentare, basta citare la vicenda dell’Aps di Palermo e
quella di Siracusa”.

“Per non dimenticare casi di Ato idrici in Sicilia che hanno il sistema di tariffazione più alto d’Italia, come quello di Agrigento. L’operazione poi di Siciliacque, quella sì, dovrebbe essere in contrasto con le direttive europee poiché ha creato un monopolio ultra decennale di gestione dell’acqua affidata sostanzialmente ai privati, con un ruolo estremamente marginale della Regione, unico caso in Italia”.

Crocetta si inerpica, poi, nei meandri dello Statuto siciliano dandone una lettura ricordandosi ciò che ha spesso dimenticato: la gradualità delle fonti normative. “L’art. 14 dello Statuto, che è legge costituzionale dello Stato, stabilisce che la Regione ha competenza esclusiva in materia di gestione delle risorse idriche. Non si può pertanto invocare, per dichiarare incostituzionale la legge sull’acqua pubblica in Sicilia, un possibile contrasto con la legge ordinaria dello Stato poiché, sul piano della gerarchia lo Statuto è superiore a qualsiasi legge ordinaria dello Stato”.

“Lo scontro di oggi sulla gestione dell’acqua non è un dibattito meramente costituzionale, ma segna il confronto tra due visoni totalmente diverse. Da una parte coloro che pensano di potere gestire un diritto fondamentale dell’uomo in termini privatistici, subordinando tale diritto agli interessi delle società nazionali dell’acqua e delle multinazionali, e coloro che invece sostengono che tale gestione, in un quadro di economicità, debba garantire i diritti dei cittadini, soprattutto i più deboli, come recita tra l’altro il secondo comma articolo 3 della Costituzione”.

“Nessuno si erga a giudice costituzionale – tuona – poiché le auto-proclamazioni sicuramente sono prive di effetto. Mi sono battuto da sindaco di Gela, da parlamentare europeo e da candidato a Presidente della Regione con una linea molto chiara, intesa a tutelare i cittadini dai soprusi quotidiani che subiscono dai padroni dell’acqua. L’acqua ripeto, è un diritto fondamentale dell’uomo e per chi è credente, un grande dono di Dio, che va garantito a tutti. Oggi i cittadini hanno persino il diritto al minimo garantito di energia elettrica quando sono morosi, tale diritto non viene garantito ai più poveri in materia di risorse idriche”.ù

“Il Parlamento siciliano – conclude – ha aperto una grande sfida, collegandosi con l’attuale disegno di legge in aula, con le grandi correnti umanitarie di pensiero a livello internazionale. Trovo questa una grande affermazione di dignità e di autonomia della politica siciliana. Le dichiarazioni singole vanno considerate pertanto espressioni di opinioni personali. La linea del governo, e non può essere altrimenti, è quella del
programma consegnato ai cittadini e protocollato presso la segreteria generale del Comune di Tusa, il 29 settembre del 2012. Indietro non si torna”.