La mozione di sfiducia al governatore Rosario Crocetta, che era in calendario per oggi, sarà trattata solo martedì prossimo. Almeno questo risultato Crocetta lo ha ottenuto: il rinvio

La sfiducia, infatti, oggi non può essere trattata perché il governatore ha fatto sapere di essere assente per impegni istituzionali a Roma. Ardizzone aveva già dato la sua indicazione. secondo il presidente, che ha rinviato la trattazione a malincuore, l’unico momento utile sarebbe stat0 domani mattina con  convocazione alle 11 o, al massimo, a mezzogiorno.

Ma dalle opposizioni era arrivato un no poi trasformatosi in nì. Discutere la sfiducia di venerdì sarebbe una cortesia al governatore visto che è alta la percentuale di probabili assenti o di scuse offerte ai parlamentare per sottrarsi ad un voto che imbarazza non pochi.

Ma il problema era anche più ampio di così. Crocetta, infatti, è rimasto a Roma per proseguire la trattativa sui conti della Regione che, contrariamente alle previsioni di Davide Faraone, non si è potuta chiudere ieri. L’unico ok arrivato è stato quello sul Piano per il sud ma si tratta di somme che la Regione potrà usare per investimento e non certo per chiudere il bilancio.

Attraverso le colonne dei giornali ‘amici’ che evitano di porsi domande oggi l’assessore all’economia Alessandro Baccei manda a dire che è tutto a posto ‘l’accordo c’è, il problema è soltanto negli importi’. Un problemino da niente. La Sicilia chiede 1,4 miliardi di euro senza i quali non ha soldi per gestire il 2016, e Roma risponde con una offerta al ribasso che arriva, all’incirca, a 600 milioni di euro.

In pratica dal ministero sono pronti a restituire le tasse sui dipendenti pubblici che lavorano in Sicilia, sottratte nel 2014 spostando il centro elaborazione dati delle buste paga in centro Italia. Ma si tratta solo di una restituzione del maltolto e comunque di una cifra che non arriva neanche a metà dell’esigenza.

Crocetta sembra intenzionato a restare a Roma fino a quando non chiuderà un accordo, uno qualunque. E’ un uomo riservato e solo in pochi sanno dove alloggia e quanto resterà nella capitale.

D’altronde restare fuori dalla Sicilia ha i suoi vantaggi: da un lato si evita la trattazione della mozione di sfiducia e dall’altro si sta lontano da precari, forestali e vari altri lavoratori che lo aspettano al varco. Sì perché se l’accordo si chiude così come vuole Roma, Palermo potrà solo mandare a casa tutti i precari di ogni genere e tipo e sarà guerra sociale.

Ma restando nel breve termine, senza garanzie sulla presenza del governatore la capigruppo non ha potuto che rinviare la mozione a martedì e da mercoledì passare alla sessione di bilancio.