E’ in atto un tentativo di golpe da parte di chi vuole far commissariare la Regione per interessi personali e magari fare il presidente”. Queste le durissime parole del governatore Rosario Crocetta che il giorno dopo l’esito delle consultazioni europee convoca la stampa per rispondere alle accuse provenienti dal Pd, tanto dal segretario regionale Raciti quanto del deputato Faraone “ e dimostrare dice – che sono l’unico che ha fatto le riforme”.

Prima che la manovrina correttiva approdi nuovamente all’Ars, Crocetta addita ai presenti “lo sciagurato gioco che alcuni nei partiti fanno sulla pelle dei siciliani e solo per tornaconto proprio”. Non nomina mai i ‘dissidenti’ del Pd ma ne parla come “quelli che si devono lamentare per forza e mi hanno stufato. Abbiamo vinto le elezioni ed è colpa mia, se non le avessimo vinte sarei stato accusato ancora”. Sino alla provocazione: “Vorrebbero forse che io sparissi, o che mi suicidassi. Resto qui per difendere la Sicilia dal malaffare”.

Seguono poi le precisazioni, sul passato e sul futuro. Puntualizza sulle riforme in corso, ne promette di nuove, assicura che i conti sono in ordine e annuncia tagli di almeno 25 milioni all’anno per l’Ars: un’operazione che definisce di “igiene politica”.

I commenti di Raciti, che ha invitato il governatore a prendere atto che il risultato del voto ha bocciato la sua candidata, Michela Stancheris, segno “della fine del crocettismo” vengono definiti dal governatore inutili “perché una ragazza bergamasca di 32 anni che ha preso oltre 71mila voti è un risultato straordinario. Non ha vinto il seggio ma ha vinto nel cuore dei siciliani”.

C’è poi la ‘grana’ Faraone che oggi si è spinto persino a dire che sarebbe meglio un governo di centrodestra piuttosto che la linea perseguita da Crocetta. Il presidente della Regione non ci sta: “Dire che non si sono fatte riforme in una regione che ha coperto tre miliardi di buco e 1 miliardo e mezzo di spesa strutturale, è assurdo – parte al contrattacco- Sfido chiunque. Eppure il golpe strisciante continua nel tentativo di scaricare su questo governo le responsabilità del passato. In particolare su di me, colpevole di che cosa non ho capito. Di mancate  riforme? Vogliamo allora prevedere il voto confermativo per il presidente della Regione? Allora a quel punto possiamo anche andare al voto”.

In merito alla manovrina il governatore ha comunicato che la commissione Bilancio dell’Ars ha dato parere positivo agli emendamenti presentati dal governo ma poi non ha risparmiato una stoccata alla stessa commissione presieduta dall’Udc Nino Dina: “Doveva farlo prima. Poteva già farlo a febbraio, a marzo. Guardate la disperazione dei lavoratori che presidiano davanti l’Ars. Almeno si sono spostati a protestare qua perché hanno capito che io non c’entro. I ritardi nei pagamenti degli stipendi non sono colpa mia ma diretta conseguenza del malfunzionamento dei meccanismi della politica regionale. La Regione è nelle grinfie dei commissari”, un chiaro riferimento al commissario di Stato per la Sicilia, Carmelo Aronica, autore di numerose impugnative di provvedimenti del governo regionale.

Crocetta, senza dimenticare di invitare “all’armonia e alla ricomposizione” torna quindi ad attaccare il Pd e la sua “litigiosità interna” per poi annunciare l’imminente presentazione, da parte del governo, di un testo di “riforma elettorale in Sicilia senza trascinamenti di liste e che preveda semplicemente l’elezione diretta dei deputati e del presidente con doppia preferenza di genere come avviene per l’elezione dei parlamentari europei”.

 Il governatore fornisce poi una rapida panoramica sulla situazione del bilancio regionale. “Quest’anno per la prima volta registriamo un avanzo di amministrazione positivo. La Regione nel 2012 sfiorava il default per una serie di ragioni, ora non è più così. L’abbiamo salvata dal commissariamento”.

Crocetta ribadisce più volte, con evidente moto di orgoglio, che la sua giunta si è distinta per aver apportato “tagli alle cose inutili e agli sprechi. E’ già pronta una riforma relativa alle retribuzioni degli alti burocrati che non potranno superare i 150 mila euro annui. Si applicherà a varie categorie soprattutto ai manager delle Asp e ai dirigenti delle partecipate regionali. Si prevede un risparmio di 8 milioni all’anno”.

Stessa politica di tagli anche per l’Assemblea regionale siciliana. “L’Ars dovrà tagliare le spese di 25 milioni all’anno: un’operazione che definisco di igiene politica“.

Tra le riforme annunciate, il testo unico sulle attività produttive e una legge che tuteli i testimoni di giustizia, “effettiva dimostrazione che il governo guidato da Crocetta si tiene fuori dalla retorica antimafia perché l’antimafia si fa con i fatti, come facciamo noi”.

Non può mancare il riferimento alla patata bollente della Formazione professionale: “Tutte queste vertenze – tuona – si devono chiudere entro giugno. Così non si può andare avanti”.

Per il futuro, il manifesto di Crocetta è chiaro: “Non permetterò che alcuni personaggi mettano in pericolo l’Autonomia siciliana. Io la difenderò in ogni modo, è possibile restare autonomi soltanto attraverso una serie riqualificazione della spesa. Sono qui per salvare la Sicilia dal baratro. Se qualcuno del mio partito crede di dover chiedere le mie dimissioni può farlo, non ho timore dei miei nemici, ormai ne ho tanti”.