Il punto di rottura sembrava raggiunto con l’attacco frontale del presidente della Regione, Rosario Crocetta all’assessore regionale alla Funzione Pubblica, Patrizia Valenti. Oggi in conferenza stampa a palazzo d’Orleans il governatore ha lanciato uno dei suoi strali, defenestrando in pratica, l’assessore Udc colpevole di non aver preso parte ieri alla riunione di giunta in cui sono stati nominati i manager delle Asp siciliane. E su cui il segretario regionale del Pd si è scagliato con una secca bocciatura. Al contrario Davide Faraone declina con il verbo renziano del ‘correre’ la necessità di aver messo fine ad una vicenda, le nomina dei manager della sanità appunto, che si protraeva ormai da tempo. Ma sulle doppie versioni del Pd ci sarà da dire.

Domani, invece, un tentativo di mediazione fra il governatore e il partito di Gianpiero D’Alia ci sarà. Appuntamento alle 13 con il presidente della Regione per chiarire i dissidi o per rompere definitivamente. Dopo alle 15 è convocata la riunione del gruppo parlamentare dellUdc all’Ars. Contemporaneamente, nel partito dei centristi che sta preparando contemporaneamente la due giorni di convegno sul tema dell’immigrazione voluta dal presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone per far sedere attorno allo stesso tavolo, il leader nazionale, Pierferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato e il ministro degli Interni, Angelino Alfano (che dovrebbe segnare l’accordo di una lista unica per le europee, ndr), è un rincorrersi di dichiarazioni congiunte e univoche di solidarietà nei confronti dell’assessore Valenti.

Che con Crocetta – vale la pena ricordarlo – cominciò il suo percorso da assessore con una dichiarazione non proprio incoraggiante da parte del neoeletto governatore. Nel novembre del 2012, a squadra vorticosamente annunciata sempre con il dito puntato contro la lentezza dei partiti della coalizione, Crocetta scoprì che contro la Valenti era aperto un procedimento giudiziario al Tribunale di Messina per questioni legate a ordini di servizio e cause di lavoro quando la dirigente era funzionario del Consorzio delle autostrade siciliane. “Non è stata leale” sentenziò Crocetta tranne poi davanti ad un pranzo imbandito da Gigi Mangia in via principe di Belmonte davanti ad un castello di carte, la Valenti lo convinse che non si trattava di concussione, corruzione o truffa. E la pace scoppiò in un brindisi alla salute del nuovo governo. Oggi la tensione è di nuovo alle stelle ma la tela non è definitivamente strappata. Domani quindi si farà il punto.

Tempi più dilatati sembra avere invece la partita in casa Pd. Raciti e Faraone, irraggiungibile da un’intera giornata, giocano a scacchi. E la vicenda siciliana rischia di essere una mossa nella strategia nazionale del premier Renzi. Sul tavolo, tanto per capirsi, c’è il ddl del governo che istituisce il Senato delle Autonomie. Il premier avrebbe cercato sponda nel presidente della commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama, la catanese Anna Finocchiaro che in Sicilia è fra gli artefici, nell’asse con Wladimiro Crisafulli e Antonello Cracolici, della candidatura e dell’elezione di Fausto Raciti alla segreteria regionale. E’ una guerra che si gioca a nervo scoperto per fare in modo, così tenta Renzi, di far rientrare la fronda della ventina di senatori Pd pronti a presentare un ddl di riforma costituzionale autonomo e parallelo rispetto a quello pubblicato ieri dall’esecutivo e votato dal consiglio dei ministri.

A leggere le dichiarazioni del pretoriano di Renzi in Sicilia, Davide Faraone, sembrerebbe dunque che la partita sia tutt’altro che risolta. Anzi. Senza contare che il 7 aprile prossimo la direzione nazionale del Pd deciderà sulle candidature per le europee del 25 maggio e che in quella occasione, il senatore del Megafono, Giuseppe Lumia intende vendere cara la pelle pur di rientrare, su indicazione dei vertici nazionali, nel gruppo dei candidati nonostante la bocciatura della direzione regionale.