Nelli Scilabra non si tocca. Anche se il Parlamento dovesse approvare la mozione di censura, il governatore siciliano è pronto ad andare avanti ignorando il parlamento. “Sui valori non si media con o senza maggioranza” dice il governatore.

Dunque uno schiaffo in viso ai 90 di sala d’Ercole è già pronto. Con un mini stratagemma che nemmeno nei peggiori momenti della prima repubblica qualcuno si sarebbe sognato. Se davvero i partiti voteranno contro la Scilabra, Crocetta sta pensando di spostarla dalla Formazione al territorio ottenendo un doppio risultato. Da una parte mantenerla in giunta in beffa agli organi democratici siciliani, dall’altra aver la risposta pronta in aula a chi gli contesterà il mantenimento di un assessore di fatto sfiduciato (la avete censurata per l’attività alal Formazione ma non se ne occupa più lei) e, infine, silurare il giovanissimo assessore al territorio che ha la colpa di essere renziano di Sicilia e dunque pagherebbe perché il partito non è riuscito a difendere la pupilla di Crocetta

Voci che si lasciano correre a 24 ore dal voto d’aula sulla mozione di censura forse più per far fare un passo indietro a qualcuno. una sorta di velata minaccia mai ufficializzata ma che aleggia fra i corridoi di palazzo. E non è piaciuto al governatore neanche  l’idea del deputato nazionale Davide Faraone che vorrebbe mettere d’accordo tutti con un “ascensore romano” ovvero portando la Scilabra via dalla Sicilia per un incarico romano.

Ma il governatore, è perentorio: “Possiamo discutere di assetti politici, di azzeramenti, di ricomposizioni, di contenuti delle riforme. Ma sulle questioni di principio non si torna indietro”.

Una battaglia di principio che rischia di affondare tutto e tutti ma sulla quale Crocetta non accetta compromessi neanche ragionevoli, forse anche perché ha imparato a valutare il peso specifico di Davide Faraone rispetto al premier  “In questi anni gran parte del sistema politico siciliano ha scambiato la formazione per una sorta di bancomat clientelare e affaristico – ribadisce per l’ennesima volta – Nei 22 mesi di azione del mio governo quel sistema è quasi in frantumi, non possiamo permettere a nessuno di prendere l’attak per ricomporre i cocci del passato per rilanciare quella vecchia politica. Se Nelli fosse stata coinvolta in qualche azione sbagliata, in qualche scandalo, avrebbe tolto le tende e se non lo avesse fatto lei lo avrei fatto io”.

Il governatore parla all’agenzia di stampa ansa per ribadire la sua linea di uomo solo al comando accompagnato dalla Scilabra “Nelli ha una sola responsabilità, quella di avere sfidato i potenti di Sicilia e questo non le viene perdonato”. “Con Nelli verrebbe sconfitta la gente per bene che vuole chiarezza e giustizia – aggiunge – Renzi di fronte a una possibile frantumazione del Pd sull’Art.18 è andato avanti. Io sono diventato presidente della Regione per cambiare la Sicilia, costi quel che costi”.