Sta trascorrendo un’estate difficile Rosario Crocetta. Da una parte i difficili rapporti con il Pd regionale, e il segretario Raciti che invoca il rimpasto, dall’altra quelli che il governatore non esita a definire “golpisti”. Crocetta sembra non avere dubbi. Nella lunga intervista pubblicata oggi da Repubblica Palermo, il governatore chiarisce le accuse lanciate con un comunicato nel fine settimana.

“C’è un tentativo di farmi cadere – spiega – in modo non politico. Aver toccato poteri forti come l’Eni scatena reazioni violente. Ma non mi sento affatto isolato”. 

Secondo Crocetta il tentativo altro non coinciderebbe che con un obiettivo preciso: il commissariamento della Regione da parte di Roma, uno scenario che “Renzi non vuole e tecnicamente non può percorrere”.

A chiedere l’intervento del governo nazionale sinora è stato il deputato Erasmo Palazzotto di Sel con la sua lettera al premier, alla quale a dire il vero, il governatore non dà molta importanza “perché fa parte di quelli che dicono le cose senza conoscerne il significato”. Per Crocetta i nemici veri sono altri, e non esita a fare nomi e cognomi.

Basti notare la singolare tempistica degli attacchi di D’Alia – afferma Crocetta – il presidente dell’Udc si fa sentire puntualmente per condizionare il commissario dello Stato, quando quest’ultimo è chiamato a giudicare la Finanziaria. Lo ha fatto a gennaio, adesso di nuovo. D’ Alia cerca l’impugnativa per terremotare il quadro politico, così mette a rischio migliaia di stipendi. Io non ci sto”.

D’Alia ma non solo. C’è poi il segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava “beh, nelle sue continue dichiarazioni critiche non è difficile ravvisare un intento destabilizzante” dice Crocetta, e il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando “che ora pare si sia calmato ma è stato tra quelli che hanno giocato a far saltare tutto stimolando non la politica ma interventi dall’esterno”.

Certo, la Finanziaria appena approvata all’Ars lascia molto a desiderare. Crocetta lo sa, tanto da invitare alla pazienza perché “stiamo rimettendo a posto i conti”. E dice, tra le righe, di essere il protagonista di una battaglia tra “chi vuole cambiare e chi è aggrappato al passato”. Sarebbe questo il vero emotivo delle spinte eversive che il governatore si trova a dover respingere. “Poteri forti” che vorrebbero impedirgli di far decollare l’Isola, mentre si moltiplicano le antipatie nei suoi confronti anche nel mondo degli industriali.

“Quando uno si oppone – tuona – al piano di deindustrializzazione di una delle più grandi multinazionali del mondo, come l’Eni, è destinato a subire reazioni violente, Anche i ragazzini lo capiscono. D’Alia, e altri, sono sensibili a questi interessi. Come in passato la politica è stata sensibile a interessi di altri grandi gruppi”.

Le critiche arrivano anche dai rappresentanti delle categorie produttive, in primis Confindustria, capitanata da una vecchia e solida conoscenza di Crocetta, Antonello Montante. Un’amicizia che sembra sempre più incrinarsi.

“Confindustria – spiega il governatore, mantenendo un tono soft e diplomatico  – ha mosso critiche solo sulla mia posizione critica nei confronti dell’Eni. E c’è da capirla: è un’associazione che rappresenta piccole e grandi aziende. Quanto ai sindacati, non sempre rappresentano l’innovazione. Cercano il consenso pure loro, io invece no”.

Insomma, spirano venti di guerra. E non tarda ad arrivare la risposta di D’Alia, affidata ad un comunicato stampa diffuso oggi e ad una intervista sul Giornale di Sicilia. “Bisogna passare dalla maggioranza numerica a quella politica per varare le riforme, altrimenti si ripeteranno gli stessi errori del passato”, afferma il presidente nazionale dell’Udc.

D’Alia, al momento, vede in Sicilia più che una maggioranza a sostengo del governo regionale una sorta di “magma indistinto che sembra una via di mezzo tra un suk ed una casa d’ appuntamenti. Già l’ ultima finanziaria – osserva – è stata votata con l’ accordo più o meno tacito di buona parte dell’ opposizione. Ora – aggiunge – è arrivato il tempo di fare le cose per le quali siamo stati eletti insieme”.

“Sul piano personale – sottolinea l’ex ministro della Pubblica amministrazione – non ho nulla contro il presidente Crocetta. Massimo rispetto e comprensione del ruolo che esercita. Il problema è nato perché ci sono alcune questioni politiche che la legge finanziaria non affronta: non ci sono norme che si occupano di imprese e disoccupati”.

Secondo D’Alia, “serve una cabina di regia sui fondi strutturali 2014-2020 per programmare le risorse drenandole in due, tre settori con investimenti produttivi e fornendo ai Comuni il supporto tecnico nella progettazione. Quindi dobbiamo usare la legge sulle province per una grande riforma amministrativa, trasferendo funzioni regionali ai liberi consorzi. Sono temi che fanno parte del patto politico che abbiamo sottoscritto e rinnovato con la formazione del nuovo governo e pretendiamo che venga rispettato. In caso contrario – conclude – nessun ribaltone tanto caro ai professionisti del salto della quaglia ma ci saranno elezioni anticipate come in una democrazia normale”.

D’Alia ci tiene poi a far sapere che con Crocetta “il problema è nato perché ci sono questioni politiche che la legge finanziaria non affronta: non ci sono norme che si occupano di imprese e disoccupati. La manovra pietosa va lasciata alla spalle” per concentrarsi su “una serie di appuntamenti seri che rischiano di diventare l’ennesima occasione mancata per la Sicilia”.

Il governatore ha chiesto all’Udc di uscire dalla maggioranza se non accetta la situazione, mettendo di fatto il partito davanti a un aut aut. Per D’Alia la maggioranza non c’è: “Crocetta può scegliere due strade – conclude – : o fare accordi con i partiti per realizzare il programma, o continuare a fare accordi con i singoli parlamentari sperando nella solita transumanza dall’opposizione. Ma questa è la strada già percorsa da Lombardo e che ha portato allo sfacelo completo della Sicilia”.

ve.fe