L’accordo, sostanzialmente, c’è. Ed entro la settimana – sussurrano da Bari (dove si è svolta un’assise nazionale di Confindustria) a Roma fino a Palermo – assicurano che il rimpasto nel governo Crocetta si farà. Nonostante i nodi rimasti aperti nella direzione regionale del Pd. Primo fra tutti l’esclusione dalle candidature per le europee – o meglio dalle proposte per le candidature – del senatore del Megafono (iscritto al gruppo parlamentare del Pd) Giuseppe Lumia.

Una battaglia quella per la corsa alle europee che forse il senatore dovrà condurre da solo. La ‘sponda’ del governatore potrebbe venir meno in questa fase in cui Crocetta è impegnato in equilibrismi degni del miglior manuale Cencelli. Altro che rivoluzione. E nonostante le dichiarazioni che il presidente della Regione rilascia ai giornalisti: “Sul rimpasto decido io”.

Un decisionismo e protagonismo che ad un anno e mezzo dalla sua elezione lo ha lasciato con un sostegno più che mai traballante ed una conta di numeri che lo conduce a dover accettare i diktat dei partiti della maggioranza, se vuole continuare a governare. L’impressione è che Crocetta stesso senta il fiato sul collo di una legislatura appesa alle sorti nazionali. Ed oggi con la battaglia di fuoco di interviste rilasciate a catena dal premier Renzi, dalla ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi e dal portavoce del partito, Lorenzo Guerrini tutti impegnati a difendere la riforma del Senato dall’avvertimento sui numeri che mancano lanciato ieri dal presidente del Senato, Piero Grasso sembra che anche a Roma di tempo ne sia rimasto poco e che l’idea di un election day complessivo non dispiaccia poi a nessuno.

Certo i tempi non sono quelli delle europee di maggio. Ma ad un governo nazionale azzoppato può dare rispondenza anche un governo regionale in liquidazione. Ciononostante il rimpasto si darà. Il problema è: quanto dura?