Il più scontento è uno degli ex fedelissimi del governatore Rosario Crocetta, quel questore siracusano, Antonio Malafarina finito – all’inizio dell’era Crocetta e prima durante la campagna elettorale – nel mirino delle polemiche per essere stato uno degli autori di una inchiesta sull’ex sindaco di Gela.

Malafarina, oggi, insieme agli altri deputati del gruppo del Megafono all’Ars espone pubblicamente in piazza il suo dissidio nei confronti del governatore e assesta un colpo duro. Da ‘Megafono-Lista Crocetta’ il gruppo all’Ars è arrivato a chiamarsi ‘Territorio e socialismo’, una scelta quella di cambiare nome al gruppo parlamentare dell’Assemblea siciliana compiuta dai cinque deputati eletti nel listino di Rosario Crocetta, che non è piaciuta al governatore: “Per quanto mi riguarda – dice – possono andare all’opposizione”.

Uno strappo che era nell’aria da mesi, per l’insofferenza dei deputati che hanno cercato di convincere Crocetta a strutturare il Megafono, chiedendo la stesura di uno statuto e la costituzione di organismi dirigenziali. Progetto contrastato dal governatore, da qui la scelta dei parlamentari, dopo l’ultimo faccia a faccia di due giorni fa, di sciogliere il ‘Megafono’ all’Ars e di creare il nuovo gruppo parlamentare: al momento i cinque deputati confermano il proprio sostegno al governo.

Ma il governatore, che parla di “golpe”, mostra serenità: “Ho evitato che la burocrazia si impadronisse del Megafono, che rimane un movimento d’opinione come i big bang di Renzi, ora più che mai animato dai giovani che hanno entusiasmo e non pensano
al potere e a incarichi di sottogoverno”.