Il governatore Rosario Crocetta cambia strategia. Al ‘non mi caccerete mai’ adesso rimpiazza un ‘me ne vado se me lo chiedete, non ho parua delle urne, ma sarebbe un errore’.

Il cambio di strategia va in scena durante la direzione regionale del Pd. Quella stessa direzione durante la quale il segretario Raciti ha detto senza mezzi termini che questo governo è ormai arrivato alla frutta e Davide Faraone ha accusato Crocetta di disfare quello che lui costruisce per la Sicilia: “mentre io parlo con tutti per risolvere il problema dei 300 milioni che Roma deve dare a palermo, Crocetta spara su Renzi bloccando ogni trattativa”.

Così il presidente ruba la scena ai vertici del suo partito e tenta di stanarli. Voto ad ottobre o voto ad aprile? Che lo dicano chiaramente assumendosene la responsabilità, è il concetto che fa passare Crocetta, ma senza tralasciare la sicurezza di sempre cponvinto di vincere ancora andando alle urne.

“Il Pd vuole che mi dimetta? Lo chieda e lo farò – ha detto il governatore ai compagni di partito – Non temo di perdere ma sarebbe un grave
errore perché abbiamo il compito come Pd di salvare la Sicilia, stabilendo insieme agli alleati l’agenda di governo e impegnandoci a realizzarla, senza più attacchi ingiustificati o gridando al commissariamento”.

Crocetta non rinuncia a togliersi qualche sasso dalla scarpa nei confronti dei propri avversari interni e ribadisce di aver fatto bene fin qui “Ho ereditato una Regione praticamente al default e sarebbe irresponsabile andare alle elezioni anticipate”.

Sminuisce anche la portata dello scandalo sanità e scarica l’amico medico Matteo Tutino “Ho sbagliato una nomina e di certo Tutino non sarà più il mio medico”. Mentre sulle dimissioni di tre assessori in una settimana, archivia i primi due come cosa ormai fatta e sulla Borsellino “Vorrei avere un poco di tempo e di serenità per scegliere una persona che possa rappresentare la continuità con Lucia”.

La strada non è ancora tracciata ed il confronto nel Pd rischia di arenarsi ancora una volta in una sorta di eterna consultazione con gli alleati per decidere come procedere.

E’ toccato ad Antonello Cracolici chiedere ai suoi compagni di partito di governare il processo verso il voto anticipato: “Oggi nel suo intervento Crocetta si è messo a nudo: credo abbia dato una risposta chiara, a suo modo. A questo punto confrontiamoci con gli altri, verifichiamo con chi costruire la coalizione, perché una volta possiamo sbagliare, due no. Basta scendere in mezzo alla strada – ha aggiunto – fermarsi ad un angolo, restate un po’..vedrete quante auto si fermeranno per abbassare il finestrino e dircene quattro. Se passa un anno in questo bagnomaria – ha concluso – alla fine non troveremo più niente”.

Una analisi nella quale, ha, in fondo, detto a voce alta ciò che nelle stanze del partito si ripete sottovoce da mesi. Ma oggi non è il giorno della decisione finale. Per quella bisognerà attendere ancora. Una decisione, però, è stata presa: attendere l’ultimo fine settimana di luglio, quando si riunirà l’assemblea del Pd e ascoltare, nel frattempo, gli alleati e il governo nazionali per sondare un possibile ritorno alle urne. Tutto potrebbe dipendere da cosa si deciderà a Roma ovvero se si sceglierà di votare ad aprile anche per le nazionali