Non è la prima volta che Gianpiero D’Alia, leader (?) dell’Udc siciliano, punge con stilettate ben direzionale il presidente della Regione siciliana. Leader col punto interrogativo non è certo una diminutio del peso politico dell’ex ministro: testimonia tuttavia il periodo di difficoltà che l’Udc siciliana sta vivendo, prima coesa attorno al ‘caro lider’, ora divisa nelle fazioni pro-D’Alia e pro-Cesa (il segretario nazionale riconfermato alla guida del partito battendo di una manciata di voti che non si contano nelle dita di una mano proprio l’ex ministro siciliano.

Ma per D’Alia non è certo arrivata l’ora del tramonto: il lider maximo dell’Udc, Pierferdinando Casini, lo ha voluto alla presidenza del partito, carica di solito onorifica, ma che per D’Alia può significare un ruolo di comando verso un futuro tutto da scrivere.

Torniamo alla Sicilia tuttavia: è evidente che l’accusa del messinese fosse multidirezionata. La finanziaria ter fa schifo non vuol dire solo che Crocetta e il suo governo sono, a giudizio di D’Alia, a un passo dal baratro portando con se tutta la traballante economia della Sicilia. Vuol dire anche che il gruppo parlamentare dell’Udc che non ha certo brillato per interventismo durante i lavori d’esame del documento finanziario, è sotto la lente di ingrandimento di un giudizio che per il deputato nazionale e riferimento del partito nell’Isola è già una sentenza negativa che difficilmente non avrà effetti sull’organigramma parlamentare all’Ars.

E questa è una. C’è poi la partita apertissima col presidente che nella giornata di ieri si è sostanziata in un lungo e velenoso botta e risposta fra i due: l’ultima parola – ma non sarà la fine della storia – è toccata proprio a D’Alia che in conclusione di giornata ha consegnato alle redazioni l’ultimo commento della giornata: “Il complottismo è una malattia culturale che distorce la percezione della realtà mentre dà l’impressione di poterla finalmente dominare – sostiene D’Alia in riferimento alla risposta del governatore – Ora Crocetta ha due strade: o mi denuncia per attentato alla Costituzione o si mette a lavorare seriamente insieme a noi per la Sicilia. Il resto sono chiacchiere inutili”.

“L’Udc siciliana – continua l’ex ministro – qualche mese fa ha elaborato il suo contributo programmatico. Mi aspetto che il Presidente Crocetta discuta questo documento con il gruppo parlamentare all’Ars e la segreteria regionale del partito”.

Certo che di appuntamenti il presidente della Regione siciliana ne dovrebbe avere tanti in questa agenda pre-ferie: con l’Udc, col Pd di Fausto Raciti che vuole il rimpasto prima di mangiare l’anguria sotto l’ombrellone a ferragosto. E Crocetta che farà? Come spariglierà le carte questa volta? E l’accordo del Nazareno (quello siglato con il vicesegretario Guerini, Davide Faraone e il segretario regionale dei Dem)? Si arroccherà ancora una volta? E l’Udc e il Pd daranno seguito alle minacce neanche troppo velate che hanno indirizzato in questi giorni al governatore? O lavoro (quello vero che invocano i due partiti) o l’opposizione? Già perché se il presidente della Regione con i suoi balletti sempre meno suadenti ci ha stancato, altrettanto hanno fatto i registi tutt’altro che occulti della candidatura e dell’elezione dell’ex sindaco di Gela a capo della Regione. Minacce? Va benissimo. Seguano i fatti. Altrimenti sarà solo corsa al rimpasto o al massimo la ostinata preservazione di un posto fra i 90 scranni dell’Ars.