Due a zero e palla al centro. La metafora del più classico dei risultati calcistici non è sufficiente a spiegare le dimensioni della debacle maturata ieri ai danni del governatore nelle elezioni suppletive di Siracusa che rischiano di trasformarsi in una Caporetto politica per Crocetta.

Non tanto per la vittoria – ampiamente pronosticabile – di Pippo Gennuso, che proprio a Rosolini e Pachino ha i suoi capisaldi elettorali. L’ex luogotenente di Raffaele Lombardo in terra aretusea ha doppiato nei consensi – 1500 voti – gli altri concorrenti, soffiando il posto di deputato a Pippo Gianni, che nel 2012 aveva corso sotto le insegne di Cantiere Popolare in sostegno a Musumeci salvo poi, con una delle giravolte della sua carriera politica, passare nei Moderati a sostegno del governatore.

Ma, come abbiamo detto, il dato più importante non è che le fila dell’opposizione si ingrossano di un deputato. La vera sconfitta politica è quella che ha visto la conferma di Bruno Marziano, deputato della sinistra Pd che fa riferimento a Cracolici, ai danni di Giovanni Cafeo, renziano.

Il governatore, nonostante ieri abbia cercato di minimizzare, si è speso in questa campagna elettorale direttamente e per interposta persona, attraverso i suoi assessori, compreso quel Piergiorgio Gerratana – nominato all’Ambiente al posto della dimissionaria Sgarlata – con tanto di coda giudiziaria, visto che proprio Marziano aveva presentato una denuncia per voto di scambio, lasciando intendere che dietro la designazione dell’assessore ci sarebbe un accordo politico volto a rafforzare proprio Cafeo, principale competitor di Marziano.

Accuse precise, come quelle rivolte da Cracolici, di piegare l’attività di governo regionale ad interessi politici di partito. Di sicuro che, dopo il risultato di eri, il correntone anticrocettiano interno al Pd si è rafforzato ed è pronto a gettare il proprio peso sul tavolo della discussione. Forzando i tempi su decisioni che, solo qualche settimana, sembravano rinviate, nella migliore delle ipotesi, all’autunno del 2015.

E, almeno questa volta, non sembra che la situazione possa ricomporsi con un rimpasto di governo, con l’assegnazione di uno o due assessori di peso all’ala cuperliana del Pd, perché sarebbe difficile poi spiegare di fronte ai propri elettori come i toni pesanti usanti in questi mesi possano conciliarsi con una operazione legata solamente alla rivendicazione di qualche poltrona in più.

Volano gli stracci, dentro la maggioranza, e non da adesso. Al punto che, forse, non serve più chiedersi come questa situazione possa protrarsi, ma quanto potrà ancora durare. Il M5S che ha lanciato lo ‘sifiducia day’ per il prossimo 26 ottobre e Nello Musumeci, che di Crocetta è stato rivale alle scorse elezioni,  con la presentazione della mozione di sfiducia cerca di stanare i deputati dell’Ars, di maggioranza e di opposizione, invitandoli ad assumersi le proprie responsabilità di fronte ai siciliani.

“Quindici giorni. Questo il termine che abbiamo proposto al tavolo del centrodestra per sottoscrivere la mozione di sfiducia al governo Crocetta. Quindici giorni, durante i quali ognuno dei novanta deputati avrà tempo per decidere e uscire allo scoperto”.

Lo faranno o, usando una espressione siciliana intraducibile in italiano che però rende bene l’idea, continueranno a “quartiarsi”, per paura di andare davvero a nuove elezioni?